Il fumo è un potente cancerogeno noto per essere responsabile di un infinità di sofferenza a causa dei decessi causati, ma non basta il fumo causa danni anche alle persone che si hanno vicino siano essi familiari che colleghi.

E' del 2016 la linea guida della regione Toscana dal titolo "Linee guida di prevenzione oncologica Cancerogeni occupazionali: prevenzione ed emersione dei tumori professionali" che ha un capitolo dedicato al fumo passivo in ambiente di lavoro.

Il fumo è molto diffuso in Italia e nel mondo ed è un esempio impressionante di come il marketing riesca a vendere qualcosa che ha un messaggio negativo sulla stessa confezione, riporto per intero il capitolo della linea guida (LINK).

Il fumo passivo in ambiente di lavoro

Prima dell’introduzione della L. 3/03 (cosiddetta “legge Sirchia”) il fumo passivo, cancerogeno certo per l’uomo secondo la IARC (IARC Vol.83, 2002), ha costituito una dei cancerogeni ambientali con maggior esposizione negli ambienti di lavoro, in particolare nel settore impiegatizio pubblico e privato.

Prima dell’entrata in vigore della legge, si stimava che circa 806.500 lavoratori in Italia fossero esposti per almeno il 75% dell’orario di lavoro a fumo passivo, di questi il 36% nel settore impiegatizio e il 47% nell’industria alberghiera e di ristorazione e il 17% per l’industria non alberghiera (Mirabelli 2005).

E’ stato, inoltre, valutato che, dei 31.300 decessi per tumore del polmone in ultra trentacinquenni occorsi in Italia nel 2000, 2.164 (il 7%) si siano verificati in non fumatori.

Di questi, 324 decessi (15% dei 2.164 o circa l’1% dei 31.300) sono attribuibili a esposizione a fumo passivo nei luoghi di lavoro.

Infine, dei 10.700 decessi per malattie ischemiche del cuore in 35-65enni (14% dei circa 75.000 in ultra 35enni) occorsi in Italia nel 2000, 4.850 (45%) si sono verificati in non fumatori.

Di questi, 235 (5% dei 4.850 o circa il 2% dei 10.700) sono attribuibili a esposizione a fumo passivo nei luoghi di lavoro (Forastiere 2002).

La legge Sirchia ha determinato una drastica riduzione (tra il 60 e il 97%) dell’esposizione a fumo passivo nei locali di intrattenimento, come testimoniato da diversi studi, alcuni dei quali condotti in Toscana, che hanno misurato la nicotina ambientale o il particolato atmosferico subito dopo l’entrata in vigore della legge e dopo uno e due anni (Gorini 2005, Gorini 2004a, Valente 2007).

Tra i locali d’intrattenimento, quelli che hanno mostrato valori in qualche caso ancora elevati sono le discoteche: in un recente studio di misurazione del fumo passivo in discoteche dopo due anni dall’entrata in vigore della legge Sirchia, circa il 25% delle misure erano al di sopra di valori di concentrazione, comprovando la presenza di qualche fumatore (Gorini 2008a).

Per quanto riguarda i luoghi di lavoro diversi dai locali d’intrattenimento, nelle indagini DOXA del 2005, 2006, 2007 e 2008, la percentuale del campione intervistato che ha dichiarato che la legge è rispettata si è sempre attestata solo intorno al 70% (Pacifici 2008).

A conferma di questo dato, nell’indagine telefonica condotta su un campione rappresentativo di 1.073 non fumatori a Firenze, circa il 39% dei rispondenti dichiara di essere ancora esposto a fumo passivo sul posto di lavoro (Gorini 2008b).

I risultati suggeriscono la necessità di sviluppare programmi di controllo per il rispetto della legge nel posto di lavoro diversi dai locali di intrattenimento e, per quanto riguarda i locali di intrattenimento, nelle discoteche.

Nell’indagine Passi 2008-2012 è stato osservato un aumento della percezione del rispetto della legge Sirchia sia nei luoghi di lavoro sia nei locali, anche a distanza di 8 anni dall’introduzione della legge Sirchia:

infatti, nel 2012, il 90% degli intervistati ha riportato che il divieto di fumo è rispettato nei locali e nei luoghi di lavoro, con un aumento significativo del 3-5% rispetto al 2008;

la percezione del rispetto è simile tra fumatori e non fumatori (Minardi 2014).

Nel 2011 e nel 2012, il Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Firenze ha partecipato al progetto CCM nazionale “Definizione e implementazione di un sistema di monitoraggio del rispetto della normativa sul fumo in Italia” (Regione Veneto 2012).

I risultati del progetto in ambito locale hanno consentito di fornire i dati al CCM per produrre il report nazionale, di presentare i dati locali con un seminario ad hoc e di gettare le basi per svolgere nel territorio un’attività routinaria di controllo dell’esposizione a fumo passivo.

Per il progetto CCM sono stati effettuati 241 sopralluoghi aziendali soprattutto nel settore manifatturiero.

All’interno di ogni singola azienda sono stati controllati non solo le aree produttive, ma anche spogliatoi, mense, servizi igienici, magazzini, vie di passaggio, uffici, per un totale di circa 900 aree osservate.

Queste aziende, al momento del sopralluogo occupavano circa 4.000 dipendenti.

L’osservazione diretta dei locali consisteva nel compilare una scheda raccogliendo informazioni sulla politica aziendale antifumo (regolamenti aziendali, inserimento del rischio fumo sul documento di valutazione dei rischi, informazione e formazione dei lavoratori, presenza di cartellonistica regolamentare) e sugli indizi di contravvenzione (odore di fumo, presenza di mozziconi e di posacenere).

Le interviste alle varie figure aziendali consistevano nel raccogliere il loro punto di vista sul rispetto e sull’efficacia della normativa e la loro percezione del rischio fumo passivo. Sono stati intervistati 379 soggetti tra datore di lavoro, RSPP, RLS e lavoratori. Inoltre, sempre nell’ambito del progetto CCM, è stato condotto anche il monitoraggio in alcune strutture sanitarie dell’ASL.

Dal confronto dei risultati dei controlli condotti a Firenze con quelli del pool nazionale del progetto CCM, emerge che l’inquinamento da fumo di tabacco è stato inserito nel documento di valutazione dei rischi (DVR) nel 14% delle aziende a Firenze rispetto al 22% del campione di quelle nazionali; il regolamento aziendale è presente nel 28% delle aziende a Firenze e nel 38% delle aziende nazionali; i cartelli di divieto di fumo sono presenti nel 74% dei luoghi di lavoro a Firenze e nel 68% di quelli nazionali.

L’informazione e la formazione dei lavoratori sul rischio costituito dal fumo passivo, sono state effettuate nel 27% delle aziende Firenze rispetto al 12% nel pool nazionale. Il counselling breve da parte del medico competente durante la visita medica oppure la consegna di pieghevoli informativi anti-fumo sono stati effettuati nel 10% delle aziende a Firenze rispetto al 5% nel pool nazionale.

Dopo la conclusione del progetto nazionale, il controllo dell’applicazione della normativa sul divieto di fumo è diventata attività routinaria di sorveglianza e assistenza ogniqualvolta venga effettuato un intervento in azienda anche per un altro mandato. Vengono inoltri gestiti i casi per esposizione a fumo passivo su segnalazione dei lavoratori, con modalità ormai consolidate, con il coinvolgimento del medico competente e dell’incaricato alla vigilanza sull’osservazione del divieto in ambito aziendale.

Dai dati della nostra esperienza emerge la necessità di identificare azioni di miglioramento per l’applicazione della normativa in alcuni settori lavorativi (enti pubblici, grandi distribuzioni, piccole imprese, scuole); sono risultate aree critiche i servizi igienici, gli spogliatoi, alcuni uffici, locali di riposo e le vie di passaggio.

 

 

Di solito le linee guida possono essere riprodotte senza problemi, nel dubbio ho chiesto l'utorizzazione al reprint.

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