La Malpractice medica è sempre stata in primo piano però negli ultimi anni sembra che ci siano sempre più infermieri sospettati di reati collegati alla professione.

Delitti veri o presunti sono un danno per la fiducia che l'assistito ha verso chi lavora seriamente.

La malpractice volontaria è un concetto nuovo, non lo conoscevo, quindi approfitto del contatto con il dott.Luca Benci per capire qualcosa che può coinvolgere tutti noi.

-Grazie per la disponibilità, dott.Benci le chiedo, Malpractice volontaria,che cos'è?

Il concetto di malpractice è generalmente legato alla colpa professionale laddove il professionista sanitario commette un errore produttivo di danno: la classica responsabilità professionale legata alla negligenza, all’imperizia e all’imprudenza. In questi ultimi mesi abbiamo assistito a numerosi arresti – solo a marzo nei confronti di 30 persone – per violenze a pazienti con la contestazioni di numerosi reati. I video diffusi dalla polizia e reperibili in rete sono impressionanti. In più la sentenza, sempre a marzo, nei confronti dell’infermiera di Lugo di Romagna per la morte di una paziente data volontariamente per una somministrazione volontaria e senza motivi terapeutici di una grande quantità di cloruro di potassio (così nel giudizio di primo grado) ha impressionato per l’entità della pena: l’ergastolo. Ancora di più impressione il rinvio a giudizio per concorso in omicidio volontario del primario e della coordinatrice del reparto. I fatti di Piombino, tutti ancora da decifrare, hanno ancora di più impressionato.

-Un problema che forse non è sentito dai giovani adesso, ma gli infermieri e le infermiere coinvolte avevano decenni di esperienza lavorativa, con una prospettiva dell'ordine di 40-45 anni di turni di reparto c'è il rischio che il fenomeno diventi più frequente?

Senza addurre teorie giustificazioniste il problema è legato all’analisi complessiva della situazione e tentare di capire se questi casi sono puramente da ascriversi alla “criminalità da camici bianchi” o se, in taluni casi questo possa essere favorito proprio dalle condizioni “criminogene” dell’organizzazione del lavoro, con la sua ripetitività, con i suoi carichi di lavoro, con i turni lunghi, la mancanza di riposi, il burn out ecc.

-L'organizzazione del lavoro ha un peso?

L’organizzazione del lavoro ha certamente un peso. La mancanza di motivazione che l’organizzazione non riesce a dare, le enormi carenze strutturali, la mancanza di un valido turn over, l’assenza di sistemi reali di prevenzione di questi fenomeni fanno si che certe pratiche si siano potute verificare in contesti che, evidentemente, non avevano gli anticorpi giusti.

-Ho visto che il 24 maggio a Firenze, (LINK deplian 2MB) ci sarà un convegno dal titolo" Malpractice Volontaria,i casi di dolo professionale" aprirete il vaso di Pandora?

L’obiettivo principale del convegno è quello di aprire una ampia riflessione sul punto. Cercare di capire come prevenire gli atti di cui stiamo parlando, come creare un’organizzazione sicura con tutti gli alert possibili, sarà analizzato il compito del medico competennte e della medicina del lavoro. Ascolteremo come le istituzioni si sono comportate e se si sono comportate corettamente direttamente dalla voce di dirigenti infermieristici (Roberta Mazzoni dell’Ausl Romagna), di direttori generali, di esperti di gestione e, anche, degli ordini professionali. Sarà presente infatti Adele Schirru Vicepresidente nazionale della Federazione Ipasvi. Una prima occasione per riflettere su quanto sta accadendo e come rispondere adeguatamente ai fatti che sono accaduti.

 

Grazie dott. Benci per la preziosa disponibilità e chiarimenti per un nuovo fenomeno che non ci deve cogliere impreparati.

 

Per approfondimenti vi invito a visitare http://www.lucabenci.it/ e per essere aggiornati tempestivamente iscrivetevi alla newsletter del sito da dove ho avuto la segnalazione del convegno di Firenze (sede in via di definizione).

 

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