buon appetitoBuon Appetito, sono fra le due parole che vengono dette e sentite più spesso, ce le insegnano da piccoli ma ci siamo mai soffermati a comprenderne il valore?

Due parole che impariamo perchè i nostri genitori ce le insegnano ed entrano nel nostro DNA, ovviamente non le usiamo ovunque hanno un momento ben preciso ed un messaggio importante, me ne sono accorto di recente...

 

Tutti noi abbiamo la buona abitudine che quando siamo a tavola diciamo "buon appetito" queste due parole chiudono il momento della preparazione degli alimenti, della tavola e ci danno il via per mangiare.

E se non pronunciassimo quelle due parole?

Mi è capitato di recente andando a mangiare in un locale di pomeriggio, c'erano quattro gatti, con la famiglia scegli il posto ordini, solite cose poi il cameriere si gira e va ad un altro tavolo senza dire nulla. La richiamo guardi vorremo anche un altra cosa, poi si gira e se ne va.

Senza un grazie, senza dire nulla.

Bruttissima senzazione.

Poi arrivano le ordinazioni c'è tutto appoggia e se ne va... anche questa senza un "buon appetito".

La brutta sensazione è rimasta, come di essere in un posto dove chi dovrebbe fare il cameriere e quindi un servizio ad una persona si trova solo a trasportare oggetti da un posto all'altro e ti ignora completamente, riuscendo a mancarti di rispetto nella tua essenza di persona.

Forse esagero?

Ma quelle due parole dette a casa o dette al ristorante sono un segnale di congedo della fase di preparazione alla fase in cui inizia il pasto e si chiacchiera e si è fra amici.

...Una parola non detta può avere e riesce ad avere un peso nel servizio che facciamo esattamente come quelle dette...

E' un affermazione non una domanda.

Sono sicuro che tanti non sono riusciti a leggere fino a qui e pensano Franco è impazzito paragona un infermiere a un cameriere, che bestemmia assurda sta dicendo.

Non ci posso fare nulla, vale la frase "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

Un ristorante è un organizzazione complessa che deve arrivare a soddisfare le esigenze del cliente, non del cameriere o del barista è semplice.

Dall'ordine dal colloquio all'arrivo dei piatti ci sono dietro ore di lavoro, dall'ordine degli ingredienti e tutto e di più, può essere tutto perfetto e ineccepibile ma il risultato percepito è nullo è un ambiente dove non vieni considerano e si spostano gli oggetti da un posto all'altro.

 

Immaginiamo degli esempi infermieristici.

Vi sedete e iniziate a fare un anamnesi infermieristica, poi ve ne andate, come pensate di lasciare il vostro assistito?

Eppure non è stato detto nulla di male.

L'infermiere entra, si giri che facciamo l'iniezione e poi esce,

Come si sentirà trattata quella persona.

Eppure non è stato detto nulla di male.

 

Il nostro lavoro è difficile siamo dei cercatori di problemi, abbiamo tanti obiettivi e facciamo tanto per far si che il nostro assistito entri in reparto con un problema e ne esca con una soluzione sereno e ottimista senza sapere della complessità che c'è dietro.

Ma se per stanchezza o per altri motivi ci scordiamo le nostre due parole chiave ci potremmo trovare che agli occhi del nostro assistito tutto il nostro lavoro perda di valore.

 

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