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A fine turno ti puoi sentire stanco, felice, insoddisfatto, speranzoso, frustrato, determinato, malinconico, grato, indignato, arrabbiato, gioioso, sfinito…sono le sfumature delle emozioni e degli stati emotivi, che tutti abbiamo provato almeno una volta, durante e alla fine di un turno di lavoro. Ciò che fa la differenza è come le vivi, come le attraversi, come ne parli per il tuo benessere.

“Perfino in mezzo al caos si trova un’opportunità” S.Tzu

Spesso presi da tanti impegni, dagli eventi, dal tempo che scorre, dagli impulsi, ci dimentichiamo che ogni giorno è un tempo che ci viene donato, anche quello al lavoro. Non ti è mai stato chiesto ma prova a immaginare il tuo turno di lavoro come un nastro su cui si impressionano le tue emozioni, i tuoi successi e gli insuccessi, le fatiche, le tue scelte, le tue parole. Si vorrei cominciare questa nuova rubrica ponendo l’attenzione sulle parole.

Ognuno di noi attraverso l’opportunità di attivare dentro di sé uno spazio e un tempo per l’autoconsapevolezza e per l’intenzione può riappropriarsi del proprio potere di scegliere dove focalizzare l’attenzione e come creare il proprio lavoro, passo dopo passo, immersi nella quotidianità.

Questo è possibile passando dalla condizione che stiamo vivendo, sottoforma di emozioni, pensieri, parole, ad una dimensione di processo: è un cambio di mentalità, di punto di vista, come se recuperassimo per un’istante la libertà degli infiniti potenziali che si aprono davanti a noi. Ormai è a tutti chiaro, grazie alle ricerche neuroscientifiche, in particolare dell’epigenetica, il potere delle nostre parole e del nostro linguaggio, di ciò che ci diciamo, delle parole che possono creare limiti al nostro fluire e delle parole che possono nutrirlo, anche nel prenderci cura delle persone. Il modo con cui racconti una situazione o un evento trasmette emozioni e, attraverso la tua attenzione selettiva volontaria, ti puoi concentrare e quello a cui pensi si amplia. Pensa a come ti esprimi in un turno, a quali parole scrivi in consegna, quali parole scegli per raccontare la storia di una persona di cui ti prendi cura, quali parole usi per relazionarti con le persone con le quali collabori, soprattutto in questo periodo storico.

La parola crea, come suono, come frequenza: non è solo un fatto psicologico, la fisica dei quanti ci insegna che ogni parola con la quale ci esprimiamo è un’informazione in grado di creare un campo morfico che si autoalimenta, in grado di influenzare il nostro DNA oltre che il nostro stato psico-fisico.

Lo puoi sperimentare nell’esperienza che ti offrirò a fine articolo. Pensa al tuo nome, l’atto dei tuoi genitori del darti un nome ha creato nel campo delle possibilità, come far accadere una certa vibrazione, un’impronta. Non è sempre facile fare attenzione a come ci esprimiamo con noi stessi e gli altri, perché capita spesso che credenze, stati emozionali o atteggiamenti inconsci abbiano la meglio, sono più rapidi. È faticoso ma se ci conduciamo gentilmente e alleniamo la nostra attenzione e la palestra dell'intenzione, passo dopo passo, otterremo i primi risultati. Sono infatti poi le scelte delle tue parole, delle tue letture, dell’informazione che ti offri, delle esperienze, ad aiutarti a camminare verso la tua versione migliore.

“Io non ho fallito: ho solo scoperto diecimila modi in cui non funzionava” T. Edison

Ecco che nelle situazioni più difficili da vivere al lavoro, quando si vive un grande cambiamento, quando il gruppo di lavoro fa fatica a nutrire la sua intenzionalità, quando si avverte tensione nelle relazioni tra colleghi, quando sono tante le attività da portare ancora a termine prima del fine turno, quando ti senti stanco, quando “ti muore” una persona e devi correre per un’urgenza…ecco proprio in quelle situazioni rallenta, riconosci che c’è li per te un istante di Vita, osserva e ritorna al tuo respiro per qualche minuto e chiediti, appena ti è possibile:

• Con quali parole mi sto esprimendo?

• Quali parole posso scegliere per comunicare con i miei colleghi?

• E per relazionarmi con me stesso, nel mio interno?

 

Ora, ecco un’esperienza per te: prendi due fogli di carta completamente bianchi e tante matite colorate. Siediti comodo, in uno spazio tranquillo.

• Ora scrivi tutte le parole che, per abitudine, usi di frequente: quelle che scrivi in consegna, quelle incluse nei tuoi pensieri, nel tuo agire come professionista della cura. Quando hai terminato, guarda tutte le parole che hai scritto e ascolta le emozioni e le sensazioni che queste parole evocano dentro di te.

• Ora scrivi tutte le parole belle e potenzianti: le parole di possibilità, i gesti di cura che ti vengono in mente. Non importa se, in un primo momento di fronte al foglio bianco, non emergeranno automaticamente le parole; rimani in quello spazio di possibilità e accogli ciò che verrà. Ti posso aiutare con qualche esempio: germogliare, accogliere, silenzio, ascoltare, energia vitale, sorpresa, meraviglioso, sorriso, contatto. Ora senti le emozioni e le sensazioni che queste parole e quelle che hai scritto evocano in te.

Questo per comprendere che, quando ci focalizziamo intenzionalmente su ciò che può essere, che in questo momento non vediamo e viviamo, ma c’è, ci permettiamo di svelare la Bellezza delle parole, delle relazioni con le persone di cui ci prendiamo e grazie alle stesse relazioni, possiamo crescere.

 

Sono Cristina Agostini, ho 28 anni, sono infermiera dal 2013 e facilitatrice dell’apprendimento e Felicitatrice del Sente-Mente® Project dal 2019. Mossa dalla mia curiosità, ho condotto me stessa negli ultimi tre anni in un per-corso faticoso e straordinario di crescita personale, che mi ha permesso di conoscermi ma soprattutto di rigenerare la mia energia, ricreando una nuova versione di me stessa, grazie alla metodologia Sente-Mente® e Giorni Felici.
Amo il movimento, in particolar modo adoro ballare e camminare nella natura e in montagna. Ho lavorato come infermiera in RSA per quattro anni ed ora il mio focus professionale si è trasformato e desidero dedicare le mie energie alla formazione, in particolare a favorire un cambiamento di percezione e di qualità di vita nelle persone che sentono impotenza nell’assistere una persona che con-vive con la demenza oppure che vogliono semplicemente allenarsi ad essere più autoefficaci.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

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