coronavirusL’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi al coronavirus in Italia, basato sui dati aggiornati al 17 marzo 2020. Dalla collocazione geografica dei decessi la stragrande maggioranza risiedevano in Lombardia (71,1%) ciò per cui seppur la regione più popolosa d'Italia ci dovrebbe far pensare che stiamo assistendo a un evento mai registrato prima. 

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-19 è 79.5 anni. Ovvero un età che si avvicina all'età media della popolazione italiana. L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 è più alta di oltre 15 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 80.5 anni – pazienti con infezione 63 anni). Le donne decedute dopo aver contratto infezione da COVID-19 hanno un’età più alta rispetto agli uomini, similmente all'età media generale italiana (età mediane covid19: donne 83.7 – uomini 79.5 - età media popolazione :donne 85. 2 - uomini 80.9. Se facessimo una media tra le due serie di numeri avremmo una età media dei decessi di 81, 6 anni che non discosta tanto dall'età media della popolazione che è di 82.9. L'Italia e la Spagna hanno avuto il maggior numero di decessi ma sono i due paesi con un età media più alta al mondo. 
Per quanto riguarda le più comuni patologie croniche pre-esistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione) in un campione dei pazienti deceduti (17,7%) complessivi, il 99,2% presentavano almeno una patologia. 
 
I sintomi denominatori nei pazienti deceduti sono dispnea e febbre nel momento del ricovero. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (97,2% di casi), danno renale acuto (27,8%), seguita da danno miocardico acuto (10,8%) e sovrainfezione (10,2%).
I pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni sono prevalentemente tutte persone di sesso maschile con gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).
 
La terapia antibiotica è stata quella più utilizzata per curare pazienti positivi al COVID-19 e il suo utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato per sovrainfenzioni batteriche, come spesso accade nelle complicanze post influenzali. 
 
Alcuni dati ci dicono che ogni anno in Italia si verificano 8mila-diecimila decessi per influenza con un target simile a quello che si sta verificando quest'anno per colpa di un nuovo virus scoperto in circolazione. Questi dati forniti dal ministero e dalla protezione assomigliano a quelli che normalmente circolano ogni anno a causa dei virus influenzali tipici nell'uomo, uno tra i quali è l'influenza B, un virus a RNA, che sta e ha circolato quest'anno con una velocità pari al coronavirus.
I virus influenzali coi loro sottogruppi causano epidemie ogni anno di estensione e gravità variabile. La più grave pandemia causata da virus influenzale risale al 1918 detta spagnola, susseguí quella del 1957 e nel 1968. Ma fu nel 1997 che fu isolato un nuovo ceppo proveniente dai polli che butto le basi nell'ipotizzare un riarrangiamento genetico tra virus influenzali umani e animali. Da allora le epidemie mostrarono una incidenza più frequente in un periodo dove l'aumento della popolazione mondiale veniva messa in relazione a tanti temi globali. Ricordiamo l' aviaria, SARS, mers. 
 
Inoltre, vi può essere una incongruenza dei dati trasmessi anche solo per difetto di una diagnosi associata al covid-19 senza tener conto di altre patologie concomitanti o di una mancanza di coordinazione tra le istituzioni e le strutture sanitarie trovatesi impreparate ad affrontare una max-emergenza. 
La Cina, che dovrebbe far da guida, ci insegna come l'indiscutibile misura nel rimanere in quarantena sia la misura più efficace nell' emarginare il virus sconosciuto (anche se gli è stato attribuito un nome) e nel ridurre il suo contagio attraverso i droplets a fronte di un SSN sofferente e in stato di sofferenza perenne. 
Le misure prese in atto dal governo sono misure che dovranno essere riviste dopo il 3 aprile cercando di capire quanto siamo stati in grado di variare la curva del contagio e prima che la crisi sanitaria si trasformi in crisi economica. Ciò che possiamo evitare dopo il 3 aprile, come dice anche il prof. Cartabellotta, sono gli assembramenti e i contatti diretti, bisogna mantenere la distanza l'uno dall'altro.
 Le persone hanno bisogno di uscire, hanno bisogno di fare attività fisica all'aperto purché mantengano la distanza dagli altri, hanno bisogno di lavorare, far la spesa senza ansie, e così via. 
 
Sembra che la maggior parte dei decessi in cui vi è un insufficienza respiratoria aggravata o no da una severa polmonite sia associata alla positività del tampone una volta effettuata. I pazienti con polmonite erano già presenti nelle terapie intensive, mai così presenti specie nelle strutture lombarde. La sintomatologia comune è simile a quella influenzale e la febbre può presentarsi sottofotma di febbricola e anche in modo protratto. Finora gli infettivologi ritenevano effettuare un tampone in relazione ai sintomi attendibili e più indicativi, più o meno in linea con alcune dichiarazioni di virologi che si sono espressi in maniera contrastanti. 
 
 Nella maggioranza dei casi riscontrati nelle terapie intensive con tampone positivo si nota una polmonite interstiziale bilaterale. Ciò lo si connota ad esami di primo ordine come la radiografia del torace e la Tac. I casi di polmonite interstiziale bilaterali esistevano anche nel periodo antecedente lo scoppio dell'epidemia e fanno parte delle cosiddette MIP (Malattie interstiziali polmonari), con andamento solitamente evolutivo, ovvero malattie che derivano dall'azione di un agente causale nella maggior parte dei casi sconosciuto, che provoca un danno diretto o indiretto tessutale. Il danno può risultare irreversibile in un organismo che non sarà più capace di rimediare al danno tessutale portando ad una cronicità della malattia. L'interstizio è quello minuscolo spazio che si trova tra l'endotelio vascolare e l'epitelio alveolare, tra essi avvengono gli scambi gassosi ovvero tra sangue carico di CO2 e alveolo con pressione di O2. Nel piccolo spazio interstiziale si affaccia l'ultimo strato di epitelio alveolare costituito dai macrofagi che appartengono al sistema dei fagociti (che fagocitano particelle o microrganismi estranei) e ne memorizzano l'antigene di superficie. Loro rappresentano il sistema immunitario del nostro organismo insieme ai granulociti. I virus influenzali ad es. Penetrano nelle cellule epiteliali replicandosi spingendo alla necrosi delle cellule. 
L'uso del farmaco sperimentato a Napoli usato per l'artrite reumatoide era utile per le pneumopatie associate a malattie del connettivo (appartenente alle MIP o Malattie interstiziali a eziologia non nota) di cui l'artrite ne è causa. 
 
Casi positivi con lievi sintomi respiratori sono stati riscontrati su bambini sotto i 2anni dove il sistema immunitario non può ritenersi del tutto maturo. 
Come si può intuire si è in possesso di dati poco specifici sulla gravità del virus covid-19. L'ansia sociale rimane associata al contagio relativo al n. dei tamponi +. Considerato che i casi di decesso registrati associati a covid-19 dalla protezione civile devono ancora essere accertati , si può porre la positività del tampone come una aggravante a condizioni cliniche presistenti. 
 
Viene considerata anche l'alta % di a sintomatici che sviluppano una sintomatologia lieve o addirittura nessun sintomo. L'esperimento del governatore Veneto Zaia di effettuare tamponi a tappeto sulla comunità di Vó considerata focolaio passa quasi inosservato, dove il 60% delle persone erano risultati positivi senza saperlo. Da qui la decisione di Zaia di effettuare tamponi a tappeto che suona come una decisione alternativa a dove la medicina non è ancora arrivata. Con lui regione Emilia Romagna e Toscana.
Le opinioni contrastanti di virologi di fama si aggiungono alla poca attendibilità che ha il tampone orofaringeo da effettuare almeno a distanza di 7-15 giorni dopo l'inoculazione per avere un dato certo in una persona asintomatica che abbia avuto contatti con sintomatici. Le tecniche di biologia molecolari, costose e poco disponibili, potrebbero esserci d'aiuto,quanto i tecnici di laboratorio o esperti in biotecnologie molecolari spesso ignoti. 
 
La famiglia dei coronavirus non ha mai destato attenzione sino ai giorni nostri perché sono virus che hanno sempre attaccato gli animali e ne hanno rappresentato i ceppi influenzali come i ceppi dell'influenza comune nell'uomo.
Forse le opinioni di veterinari potrebbero darci qualche informazione in più.
 
Accedi per commentare


Avatar di Franco Ognibene
Franco Ognibene ha risposto alla discussione #2680 6 Mesi 1 Settimana fa
Ciao Rosario
L'analisi dei dati credo sia complessa per il semplice fatto che di dati ce ne sono moltissimi.
Quindi creare un modello è difficile e poi un modello per la Cina potrebbe essere differente da quello per l'Italia o gli Stati Uniti.
Forse c'è una sottostima dei casi rispetto alla Cina che ha meno decessi dichiarati, oppure hanno dichiarato meno decessi da coronavirus dando la priorità ad altre comorbilità , motivo per cui è necessario restare a casa.
I dati Italiani sono importanti di 100 casi rilevati positivi, la metà sono ricoverati e poco meno di 10 moriranno. L'età avanzata è poi complice di una maggior fragilità ed impossibilità di sopravvivere ad una terapia intensiva, questo non vuol dire che un anziano non possa avere una forma più leggera.
Il problema è il collasso del SSN.
Evitata dalle scelte del Governo, evitata al Nord perchè c'è un Servizio Sanitario sovra dimensionato per la popolazione locale dato che ha offerto assistenza a tutta l'Italia (per il turismo sanitario) e malgrado questo siamo in crisi. Motivo per cui bisogna restare in casa.
La supereremo come le altre malattie, questo coronavirus è la nostra peste moderna, la mia preoccupazione è per i sistemi sanitari del Sud che potrebbero trovarsi ad avere una crescita dei casi con un ritardo di settimane rispetto al Nord e il Sistema Sanitario che potrebbe non riuscirsi a riorganizzare come a Bologna che assiste le altre città in crisi.

pubblicità