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Linea guida Emorragie digestive

Linea guida Emorragie digestive
Data:
17 Maggio 2014
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Caratteristiche

Introduzione (tratta dalla linea guida)


Le emorragie digestive rappresentano un’evenienza sempre più frequente che impegna pesantemente le strutture sanitarie: si ritiene che ogni anno si verifichino da 50 a 150 casi/100.000 abitanti di emorragia digestiva superiore e circa 20 casi/100.000 abitanti di emorragia digestiva inferiore.
In particolare sono in aumento le emorragie digestive correlate al consumo crescente di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e di antiaggreganti piastrinici, soprattutto in età avanzata.

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La mortalità per emorragia digestiva superiore è ancora particolarmente elevata nei soggetti anziani e con comorbidità, raggiungendo anche il 10-14% ed il sanguinamento da varici esofagee comporta una mortalità di circa il 20% entro sei settimane dall’episodio emorragico.
Il secondo aspetto da cui deriva l’importanza dell’argomento riguarda il corretto impiego delle risorse, che deve essere proporzionato al quadro clinico e all’entità del sanguinamento, evitando sia sprechi che carenza d’interventi.
Queste linee guida ripropongono infatti la necessità di un’organizzazione dedicata a far fronte a tali evenienze, a livello regionale, di Area Vasta e di singola Azienda, che si articoli nell’ambito di una Rete. Tale organizzazione dovrebbe realizzarsi attraverso delle Unità per emorragie digestive cui partecipano infermieri appositamente addestrati, gastroenterologi, chirurghi, anestesisti, radiologi interventisti, secondo un modello di approccio multidisciplinare e multiprofessionale.
E’ chiaro che in queste “bleeding Unit” l’endoscopia digestiva gioca un ruolo chiave e risulta cruciale definire il corretto timing del ricorso a questa metodica. In particolare l’endoscopia digestiva in urgenza può consentire di dimettere precocemente la maggior parte dei pazienti con evidente risparmio nella spesa sanitaria e di predisporre il ricovero ordinario solo per quelli ad alto rischio.
Ci auguriamo quindi che queste linee guida, oltre a rappresentare un riferimento certo per tutti gli operatori della Sanità toscana aiutando medici e pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate, possano essere contestualizzate nelle singole realtà aziendali favorendo l’elaborazione di percorsi diagnostico-terapeutici che tengano conto delle strutture e delle professionalità localmente presenti.

Un ringraziamento sentito va al Consiglio Sanitario Regionale, che ha coordinato con pazienza e professionalità i vari passaggi necessari per arrivare alla stesura finale delle linee guida.

 

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