Potenzialita’ della musica nella riduzione dell’ansia durante le endoscopie digestive

Tesi di laurea di jane Rovina, aa 2008-2009 Introduzione

Si ringrazia obiettivoinfermiere.it

 

 

INTRODUZIONE

 

Lo studio nasce dall’interesse per due argomenti a me cari: la riflessione sulla condizione emotiva di un utente sottoposto a indagini endoscopiche del tratto gastrointestinale e la musica con i suoi benefici.

La riflessione sugli esami esplorativi, diagnostici ed operativi che vengono svolti nell’ambulatorio di gastroenterologia (con il loro notevole impatto emotivo sulle persone interessate da disturbi del tratto gastrointestinale) deriva dall’amicizia e l’affetto che mi legano a una ragazza mia coetanea affetta dal morbo di Crohn, costretta a ripetuti controlli ed indagini invasive nel corso della vita.

I miei interessi musicali hanno origine nella primissima infanzia per poi proseguire nella vita con lo studio del pianoforte. Una vita di note, ritmi, tecniche, studi, periodi di svago e accademismo uniti ad emozioni crescenti, che si evolvono negli anni: fedele ed inseparabile compagna, con la sua prismatica plasticità la musica si rivela sostegno nei svariati momenti quotidiani, dando modo al mio spirito di armonizzarsi e al mio corpo di tonificarsi o rilassarsi.

La musica si pone in un contesto non verbale come linguaggio e forma di comunicazione, capace di mobilitare la persona sia intimamente che in tutto il corpo, stimolare le sue capacità emotive, creative, relazionali, stimolando memoria ed immaginazione; permettendo di superare i filtri analitici e logici della mente, riuscendo ad entrare direttamente in contatto con i sentimenti e le passioni più profonde.

Le potenzialità della musica furono riconosciute già nelle prime grandi civiltà: musica e medicina erano parte di un unico sapere rivolto alla guarigione del malato; il guaritore (sciamano, sacerdote, strega..) sapeva bene che la musica era in grado di “condizionare” le parti irrazionali della persona e il volere degli dei, responsabili della sua sofferenza.

Oggi, le benefiche potenzialità della musica si traducono in una modalità di approccio alla persona basata sulla relazione con la musica: la musicoterapia - l’impiego della musica come intervento terapeutico.

La musicoterapia è un campo multidisciplinare che fonda il suo intervento su un processo interpersonale: è innanzitutto una relazione tra la persona soggetto del processo terapeutico e il terapeuta. Il linguaggio è costituito da suono e musica flessibili, ossia capaci di andare incontro alle esigenze e necessità del soggetto, perdendo il valore estetico proprio della musica confezionata.

Varie sono le scuole e diverse le metodiche. Tutte però hanno un obiettivo comune: l’attenzione rivolta al potenziamento delle abilità positive della persona e al miglioramento dei suoi aspetti deficitari, per una crescita armonica e il raggiungimento di un reale stato di benessere, in una visione prettamente olistica. La musicoterapia può essere applicata in diversi contesti, ad esempio nelle scuole, negli ospedali, nei centri sociali, nei centri di assistenza diurna, negli ospizi, nelle prigioni, nelle comunità.

In una visione olistica, la malattia dovrebbe essere affrontata con un’assistenza integrata e multidisciplinare: alle procedure mediche ed infermieristiche possono essere accompagnati interventi non medici, rivolti sempre al raggiungimento del benessere bio – psico – fisico della persona.

Oggi in Italia esistono molti corsi gestiti da enti privati e non, ma non sono riconosciuti a livello legislativo. Molti dei corsi sono a livello di pre-laurea, il 30% a livello di post-laurea e i rimanenti sono corsi introduttivi. Una buona metà dei corsi sono tenuti nelle Università o nei Politecnici, alcuni sono tenuti nei Conservatori o Accademie di musica, una piccola parte sono condotti da organizzazioni private. Tutti i corsi si caratterizzano per indirizzo umanistico, o esistenziali a base medica o psicologica.

Negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia il nursing è decisamente sviluppato e la cultura delle discipline complementari risulta galoppante nella sua evoluzione. Questi Paesi godono di una cultura infermieristica notevole e la musicoterapia viene riconosciuta ed avvalorata anche nel contesto universitario, con corsi di laurea specifici.

Quindi la musica come strumento integrativo, non alternativo.

In questi tre anni di Corso di Laurea ci è stata ripetutamente sottolineata l’importanza dell’interazione degli elementi persona – salute – ambiente – assistenza infermieristica.

Consapevole oggi del paradigma del nursing, ho ritenuto interessante approfondire uno dei molti strumenti che l’infermiere possiede per poter prendersi cura  della persona al centro del processo di assistenza.

In quest’ottica, ho voluto riflettere sull’assistenza ambulatoriale, caratterizzata da una relazione a breve termine, a volte unica nella vita di un soggetto fruitore dei servizi sanitari.

In particolare, ho approfondito l’ambito delle indagini invasive in gastroenterologia, nella fattispecie esofagogastroduodenoscopia e colonscopia.

Ho voluto prendere in considerazione il fattore emozionale, poiché spesso viene sottovalutato: la paura e l’ansia possono risultare elementi interferenti e disturbanti per la persona che si sottopone ad un esame invasivo e ritengo debbano essere meritevoli di attenzione infermieristica.

I candidati alle endoscopie spesso sono provati emotivamente da pensieri e paure riguardanti il risultato dell’esame, l’eventuale iter terapeutico, lo sviluppo futuro e tutta una serie di preoccupazioni e pensieri relativi ad un ipotetico esito infausto.

Spesso gli utenti sono accomunati dalla tendenza ai disturbi dell’apparato gastrointestinale, aggravati dall’emotività inespressa e da uno stile di vita ansioso e incline alla repressione emotiva.

La prima relazione che va instaurandosi tra l’assistito e il personale dell’ambulatorio della gastroenterologia è proprio quella con l’infermiere, che diventa punto di riferimento emotivo per la persona.

Credo nell’assistenza infermieristica immaginandola come un prisma: mille sfaccettature per una luce brillante multicolore…a seconda della luce in entrata. L’infermiere può molto grazie alla sua formazione ed autonomia, empatia, intuito e buon senso. E molto può fare l’atteggiamento attento di chi empaticamente sta vicino alla persona coinvolta nell’esame endoscopico: atteggiamento di comprensione e accoglienza delle emozioni che a volte si rivelano poco o per nulla gestibili.

Alla luce della mia esperienza musicale e consapevole della notevole efficacia dei metodi farmacologici oggi utilizzati, ho voluto dar spazio alla ricerca di un approccio non farmacologico che potesse dare beneficio all’utente e potesse essere valido strumento complementare nell’assistenza infermieristica.

Ho avuto la possibilità di conoscere persone competenti, nell’ambiente della musicoterapia, che mi hanno indirizzato nella ricerca e mi hanno suggerito testi ed approfondimenti nei campi di applicazione di questa disciplina.

Ho diviso il mio lavoro in tre sezioni, suddivisi per argomenti specifici, per concludere con una proposta di studio in ambito pediatrico.

La prima sezione riguarda le indagini endoscopiche in gastroenterologia, nello specifico esofagogastroduodenoscopia (EGDS) e colonscopia - con una sintetica descrizione delle due endoscopie – e le emozioni che coinvolgono le persone sottoposte a questi esami: l’ansia e la paura. Segue una breve descrizione della loro natura fisiologica, le implicazioni psicologiche, le scale di valutazione. Viene di seguito descritta l’importanza del rapporto tra l’utente e l’infermiere nell’ottica olistica del paradigma del nursing (persona – salute – ambiente – assistenza infermieristica).

La seconda sezione è incentrata sulla musica e la musicoterapia.

La prima parte delinea un rapido excursus storico-culturale sul rapporto tra la musica e l’uomo, proseguendo con due paragrafi dedicati al rapporto tra la musica, il cervello, le emozioni.

Si conclude con una parte sulla musicoterapia - inizialmente basata su nozioni empiriche e rituali, e successivamente sulle relazioni tra ritmi, pulsazioni, respiri corporei e musicali -  e l’utilizzo della musica come strumento infermieristico complementare in diverse occasioni di assistenza ed esperienza clinica.

La terza ed ultima sezione tratta la revisione della letteratura sull’argomento: dopo un’attenta ricerca sul web, tramite motori di ricerca e siti scientifici (come PubMed, Elsevier, Lippincott Williams & Wilkins, Springer), ho scelto gli articoli pubblicati negli anni che vanno dal 1994 al 2009, con l’esclusione di articoli e abstract inerenti all’utilizzo della musica in altri campi clinici (agopuntura, pneumologia, ostetricia, cardiologia e cardiochirurgia, ginecologia, neuropsichiatria, neonatologia, demenza, patologie neurodegenerative, riabilitazione post-trauma e post-intervento di neurochirurgia, oncologia).

 

Le key words utilizzate sono: anxiety, music, musictherapy, colonoscopies, gastroenterology, nursing.

 

 

Nelle conclusioni viene proposto un possibile studio sperimentale nell’ambulatorio di gastroenterologia pediatrica, utilizzando la musica come strumento per ridurre l’ansia nel bambino sottoposto a indagini invasive e nel genitore che lo accompagna.

 

Jane Rovina

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