HIV  (HUMAN IMMUNODEFICIENCY VIRUS)

 

 

È un retrovirus suddiviso in due ceppi: HIV-1 ed HIV-2, come tutti i retrovirus anche il virus dell’HIV si replica utilizzando la trascrittasi inversa.

Il ciclo virale sia HIV-1 che HIV-2 è in grado di infettare le cellule che presentano sulla loro membrana il recettore CD4. Però, ai fini dell'ingresso nella cellula, il CD4 da solo è insufficiente ed il virus si deve legare ad un altro recettore infettando produttivamente  tutte le seguenti cellule: i linfociti,  i macrofagi,  le cellule della microglia e la cellula dendritica. Da alcuni esperimenti si è avanzata l'ipotesi che esso possa infettare anche il Timo ed i precursori del midollo osseo, non è stato ancora dimostrato,anche se ci sono forti indicazioni che anche i neuroni, cellule del cervello, possano essere infettati dal virus.

Dopo che il virus è penetrato nella cellula il suo RNA viene trascritto come DNA ad opera della trascrittasi inversa e successivamente viene integrato nel genoma della cellula ospite dall'integrasi virale. Una volta che il genoma virale si è integrato in quello dell'ospite può rimanere inattivo perché non trascritto per un periodo di tempo compreso tra mesi ed anni.

L'input che dà l'avvio alla trascrizione del genoma virale si suppone sia costituito dall'insieme di stimoli che possono attivare la cellula infetta: antigeni, citochine o anche infezioni da parte di altri virus, ciò avviene in quanto la trascrizione dei geni di HIV è strettamente dipendente da quella dei linfociti infetti, infatti secondo vari esperimenti, nei quali si è visto che la stimolazione di linfociti o macrofagi infetti con diversi tipi di citochine è in grado di favorire la trascrizione dei geni virali nonché quelli della cellula ospite. L'espressione dei geni virali viene divisa in due fasi: precoce e tardiva.

In quella precoce vengono espressi i geni regolatori mentre nella tardiva vengono espressi i geni strutturali.

Nella fase tardiva avviene la sintesi dei geni strutturali che, dopo essere stati trascritti, vengono portati nel citoplasma ed infine tradotti in proteine.

Il virus presenta diverse modalità di trasmissione:

- La trasmissione sessuale;

- la trasmissione ematica e parenterale;

- la trasmissione verticale, quella madre-figlio.

 

La trasmissione sessuale è attualmente la modalità più diffusa di infezione. Perché il contagio avvenga è necessario che lo sperma, il liquido vaginale o il sangue della persona infetta venga a contatto con il sangue della persona non infetta. La via di trasmissione più naturale è quella sessuale.

Agli inizi dell'epidemia gli omosessuali erano la categoria esposta ma attualmente l'infezione è prevalente tra gli eterosessuali che costituiscono gli individui più a rischio.

Il virus si isola dal fluido seminale o come particella libera o all'interno delle cellule mononucleate. Si è visto che esso aumenta nel caso di stati infiammatori coinvolgenti i genitali a seguito del richiamo di elementi del sistema immunitario, il virus si identifica inoltre anche nello striscio  eseguito sulla cervice-uterina  e nel fluido vaginale.

Tra le modalità di rapporti sessuali, quello anale viene considerato più a rischio di infezione. Ciò perché la funzione di barriera dell'intestino nella zona anale è piuttosto bassa, essendo quest’ultimo costituito da una membrana piuttosto sottile. A seguito di ciò è molto più facile traumatizzare l'epitelio anale, anche a causa della minor lubrificazione naturale, durante un rapporto creando così delle lacerazioni più o meno grandi che facilitano il passaggio del virus nella circolazione sanguigna del individuo. Non è neppure escluso che si possano infettare direttamente le cellula di Langerhans della mucosa od altri elementi suscettibili come le cellule immuni delle placca senza che siano avvenute lacerazioni traumatiche della mucosa.

Il rapporto vaginale è meno a rischio di quello anale, in quanto l'epitelio vaginale è più spesso e più resistente ai traumi. La donna ha comunque un rischio maggiore di infettarsi rispetto ad un uomo e il maggior rischio di infezione delle donne sembra da imputarsi al fatto che il fluido seminale infetto  permane nei genitali  femminili piuttosto a lungo.

Infine è da considerare che tutte le infezioni che provocano ulcerazione dei genitali aumentano la suscettibilità nei confronti del virus. Il rapporto orale è probabilmente tra tutti quello meno a rischio anche se sono stati documentati casi di infezione attraverso tale modalità.

 

La trasmissione per via ematica e/o via parenterale  si intende la penetrazione del virus proveniente da materiale biologico infetto, attraverso microlesioni difficilmente individuabili della cute o delle mucose. Il virus penetra attraverso aghi infetti o strumenti infetti o inoculazione di sangue o di emoderivati infetti. Questa modalità di trasmissione è il modo più facile che ha il virus per poter essere trasmesso da un individuo all’altro, ciò è dovuto al fatto che il virus, arrivando direttamente nel torrente circolatorio, trova subito moltissime cellule bersaglio, rappresentate essenzialmente dalle cellule mononucleate come i linfociti ed i monociti.

Le categorie a rischio per infezione tramite il sangue  sono i tossicodipendenti che usano droghe per via endovenosa condividendo la stessa siringa  tra più persone; altra categoria a rischio sono gli individui che necessitano di trasfusione. Attualmente il rischio d'infezione tramite emoderivati è stato drasticamente ridotto tramite l'uso di procedure di screening su tutti i campioni di sangue. La trasmissione ematica prevede quindi l'intervento di un qualche strumento come l'uso di siringhe sporche di sangue infetto di altre persone o trasfusioni di sangue o comunque uso di strumenti contaminati da sangue che vengono a contatto con il sangue della persona non infetta.

 

La trasmissione verticale, il virus è propagabile in modo verticale attraverso il contagio madre-figlio. Per lo più si ritiene che ciò avvenga nel periodo perinatale, in particolare al momento del parto durante il quale il bambino può entrare in contatto col sangue materno attraversando il canale del parto. Tuttavia sono stati anche registrati casi limitati in cui l'infezione era già avvenuta nel primo o secondo trimestre. Al fine di ovviare al possibile contagio si è ricorso al parto cesareo che ha dimostrato una riduzione importante del rischio di trasmissione al bambino. La possibilità di infezione madre-figlio può avvenire essenzialmente tramite tre modalità:

durante la gravidanza attraverso la placenta;

durante il parto;

tramite l’allattamento attraverso il latte od il colostro materni.

Il rischio di trasmissione dell’infezione varia in base ad altri fattori legati alla madre, quali le condizioni generali, il livello di viremia, il numero di CD4, più la concomitanza presenza di altre malattie sessualmente trasmesse.

 

Anna Faustico

 

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