L’ambiente è uno dei determinanti fondamentali dello stato di salute della popolazione umana, esso è sempre stato particolarmente importante ma oggi ancora maggiormente rispetto al passato a causa delle elevate concentrazioni di attività antropiche.

Negli agglomerati urbani infatti, la popolazione è esposta, insieme ad altri organismi animali e vegetali, a miscele di agenti fisici e chimici potenzialmente dannosi per la salute. Evidenze crescenti mostrano che all’esposizione a inquinanti tossici presenti nell’ambiente di vita si possono attribuire quote non trascurabili della morbosità e mortalità per neoplasie, malattie cardiovascolari e respiratorie.

Di seguito riporto il capitolo 3 della Tesi di laurea di Carmela Mele e relatori dott. Massimo Esposito e dott.Giacomo Pirozzi, che ringrazio per la condivione su Infermieri-Attivi..

Cap.3 La medicina d’iniziativa e il Nursing


3.1 Definizione di prevenzione


Con il termine "prevenzione" indichiamo qualsiasi atto finalizzato a ridurre la possibilità che un evento, generalmente indesiderato, si verifichi.
In particolare, in medicina si fa riferimento alle attività che riducono gli esiti negativi di una certa patologia: si parla di riduzione di morbosità (la frequenza con cui una malattia si presenta nella popolazione) e di mortalità (la frequenza con cui la malattia in questione conduce al decesso dell'ammalato).
Possiamo definirla, dunque, come quell’insieme di attività professionali volte a ridurre l’incidenza, la durata e i danni che possono derivare da diverse forme di disturbi, malattie e comportamenti disadattivi.

La principale strategia da seguire per ridurre l’impatto che le sostanze tossiche hanno sulla salute dell’uomo è la prevenzione, che può essere raggiunta mettendo in atto cambiamenti generali, come nel caso di una attuazione di uno sviluppo sostenibile, in particolare nel settore energetico e sanitario e cambiamenti comportamentali individuali migliorando lo stile di vita, in particolare nell’alimentazione e nell’attività fisica.

La riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, per esempio, si riflette sull’inquinamento atmosferico . E’ importante produrre strategie sinergiche ed evitare strategie contrastanti, come per esempio proteggere le donne in gravidanza, in allattamento e la prima infanzia dall’esposizione a sostanze tossiche e garantire loro alimenti non contaminati promuovendo l’adozione di metodi come l’ agricoltura biologica, ridurre gli alimenti industriali troppo elaborati ricchi di additivi e conservanti,così come prodotti chimici per la pulizia degli ambienti Inoltre, gli stili di vita hanno un forte impatto sull’ambiente in cui viviamo e, di conseguenza, possono avere un altrettanto forte impatto sulla nostra salute. Non è necessario cambiare totalmente stile di vita, ma è importante capire che anche piccoli gesti quotidiani e consapevoli possono servire a realizzare un ambiente più vivibile.

In tema di sanità pubblica, premettendo che le cure primarie possono avere un ruolo anche nelle politiche di mitigazione (incoraggiamento verso servizi sanitari ecosostenibili), la prevenzione primaria, secondaria e terziaria possono essere considerate azioni di adattamento per ridurre gli impatti sulla salute.

Le attività di prevenzione, essendo parte della più ampia attività di "tutela della salute", sono parte delle competenze professionali tipiche delle professioni sanitarie, nei loro diversi ambiti applicativi (medico, infermieristico, ostetrico, psicologico...).


Gli obiettivi della prevenzione sono:

- proteggere il singolo;
- controllare le malattie nelle popolazioni;
- circoscrivere le malattie;
- eradicare le malattie.

Distinguiamo tre livelli di prevenzione, che agiscono in momenti diversi: prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

Per prevenzione primaria bisogna intendere tutti gli interventi da attuarsi “a monte”, prima cioè dell’instaurarsi di un qualsiasi stato di malattia, su tutti i fattori potenziali di rischio.

Per prevenzione secondaria dobbiamo intendere tutti gli interventi terapeutici precoci e tempestivi da attuarsi su uno stato di malattia, in fase latente o iniziale, prima che questa si possa manifestare nella sua piena ed evidente sintomatologia.

Per prevenzione terziaria bisogna intendere, infine, tutti gli interventi da attuarsi su stadi di malattia conclamata al fine di evitarne la cronicizzazione, il consolidamento di danni compromettenti in maniera stabile la salute, ovvero l’instaurarsi di uno stato di handicap.

La Prevenzione rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero tra le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione. E’ quindi parte integrante della medicina di sanità pubblica che ha lo scopo di prevenire le malattie, di prolungare la vita e di promuovere la salute attraverso gli sforzi organizzati della società (Carta di OTTAWA 1986).

La sua attuazione si esplica tramite l’educazione sanitaria che fornisce le informazioni necessarie per un esame critico dei problemi della salute e a responsabilizzare gli individui ed i gruppi sociali nelle scelte comportamentali che hanno effetti diretti o indiretti sulla salute fisica e psichica dei singoli o della collettività.

La prevenzione delle malattie e l’educazione sanitaria, insieme all’assistenza dei malati e dei disabili, sono le principali funzioni dell’infermiere (DM 739/94) che quindi “promuove, attraverso l’educazione, stili di vita sani e la diffusione di una cultura della salute: a tal fine attiva e mantiene la rete di rapporti tra servizi e operatori” in quanto “l’assistenza infermieristica è al servizio della persona e della collettività e si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari, di natura tecnica, relazionale ed educativa” (Codice deontologico 02/1999).



3.2 Prevenzione primaria

La prevenzione primaria è quella, in assoluto, da privilegiare per la sua azione tesa ad impedire l’avvento della malattia consentendo di ovviare a tutti i provvedimenti previsti dalle altre due forme di prevenzione; essa si rivolge all’uomo, al suo ambiente ed alla società di cui egli è parte integrante.

Le azioni che caratterizzano questa forma di prevenzione devono essere ripartite tra Stato, Regioni e Aziende Sanitarie Locali che intervengono in tema di disciplina urbanistica ed edilizia, sorveglianza sanitaria degli alimenti e delle bevande, controllo dei farmaci, distribuzione dell’acqua potabile, realizzazione di fognature, di impianti di smaltimento dei liquidi e di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, interventi che sono tutti di grande rilevanza per la tutela della salute pubblica. Purtroppo, molto spesso, la gente riceve informazioni sulla salute da varie fonti, in particolare dai mass media o dagli amici, che non sempre sono qualificate, per cui bisognerebbe cominciare a considerare il proprio medico ed altre figure professionali, come un protagonista della prevenzione e dell’educazione alla salute, la persona cioè a cui ci si rivolge non solo per la cura dalle malattie, ma anche per chiedere informazioni su come prevenirle.

Per quanto riguarda, invece, i provvedimenti rivolti all’individuo, in fase di prevenzione primaria, è da sottolineare come sia fondamentale una sana informazione circa i rischi legati a comportamenti o fattori determinanti per l’insorgenza di uno stato di malattia. Ai fini della prevenzione primaria, occorre fare un cenno a quello che comunemente viene definito “fattore di rischio” nei confronti di una malattia: ”una qualsiasi variabile associata positivamente con la medesima, purché tale associazione sia statisticamente significativa, costante e preceda, nel tempo, il suo inizio”.

I fattori di rischio possono essere identificati in errate abitudini di vita; basti pensare alle conseguenze legate ad una errata alimentazione (diabete, obesità, alterazioni del metabolismo) o al consumo di alcool e tabacco (epatopatie, danni neurologici, malattie respiratorie croniche, neoplasie). Il viraggio dell’interesse generale verso le malattie cronico-degenerative, appannaggio dei tempi moderni e sicuramente causa di devastanti problemi di invalidità e mortalità, ha orientato gli educatori a privilegiare la diffusione di notizie chiare e comprensibili circa stili di vita, abitudini alimentari, comportamenti sociali, utilizzo di farmaci e droghe,abitudine tabagica ed alcoolica. Tali impulsi educativi sono, senza dubbio, elementi portanti di prevenzione primaria al pari di semplici manovre quotidiane come quelle di lavarsi, evitare di toccare sostanze tossiche od irritanti, evitare ambienti confinati e scarsamente areati ecc.


3.3 Prevenzione secondaria

La prevenzione secondaria, rappresenta un grado successivo rispetto alla prevenzione primaria, intervenendo su soggetti già ammalati, anche se in uno stadio iniziale. Consiste in un intervento di secondo livello che mediante la diagnosi precoce di malattie, in fase asintomatica mira ad ottenere la guarigione o comunque limitarne la progressione.

Consente l’identificazione di una malattia o di una condizione di particolare rischio seguita da un immediato intervento terapeutico efficace, atto a interromperne o a rallentarne il decorso.

Con questo tipo di prevenzione si evita la progressione della patologia e si riducono gli effetti negativi per la salute.

I test di screening sono uno strumento fondamentale della prevenzione secondaria: possono essere di massa, rivolti cioè a tutta la popolazione, o selettivi, rivolti cioè a gruppi a rischio della popolazione. Lo screening, consiste nell’esame di una popolazione con un test allo scopo di individuare e successivamente trattare una malattia che si trova nel suo «stadio precoce» e diventa un reale rimedio preventivo se si presentano delle condizioni. I luoghi dove viene svolto lo screening devono essere facilmente raggiungibili dalla popolazione ed inoltre bisogna informare il più possibile i soggetti esposti ad altro rischio.

L’altro strumento utilizzato nelle campagne preventive è il check-up, che a differenza dello screening, è costituito da una serie predefinita di esami standard con i quali il medico cerca di aumentare le informazioni di base sul paziente, effettuando un controllo periodico sullo stato di salute. Il check-up può essere una prassi routinaria oppure straordinaria.

Una condizione indispensabile, perché possa avere una sua importanza nel riscontrare prematuramente delle malattie, è che assieme agli esami il medico proponga al paziente prolungati colloqui che vadano ad indagare sulla sua vita quotidiana, sulle abitudini; infatti è il soggetto a dover rimanere protagonista della «sua» storia anche nel check-up. Screening e check-up sono due strumenti che vanno misurati nei loro effetti sulla vita delle persone e sui comportamenti. Gli screening dovrebbero essere effettuati solo quando possono essere completati da un programma di assistenza medica; ciò vuol dire che non solo i casi positivi di screening devono avere la possibilità di essere curati, assistiti e seguiti nel tempo, ma che anche i medici, che svolgono la loro attività nella zona in cui  viene effettuata l’indagine, devono avere un ritorno dell’informazione, al fine di poterlo poi utilizzare per orientare interventi di educazione alla salute e di prevenzione.


3.4 Prevenzione terziaria

La prevenzione terziaria è volta ad impedire le riprese evolutive di malattie stabilizzate ed a contrastare la progressione e le complicazioni croniche, nonché a correggere ed a limitare il danno invalidante provocato dalle malattie a lungo decorso.

Il suo scopo , dunque, è quello di eliminare l’immobilità, la dipendenza, l’abbandono e l’isolamento; quindi il migliore intervento di prevenzione è quello di aiutare il paziente a rimanere attivo nella famiglia, nella comunità e nella società. È importantissimo coinvolgere il paziente nella lotta contro la malattia e ciò è possibile solo se egli è informato realisticamente della sua condizione, in modo tale da poter diventare non vittima, ma protagonista attivo di un’esperienza che si trova purtroppo ad affrontare suo malgrado.

La promozione della salute ha sicuramente anch’essa un ruolo fondamentale e, la differenza fra gli interventi di prevenzione e quelli di promozione della salute consiste nel fatto che i primi sono finalizzati alla prevenzione di patologie specifiche e definite, i secondi vogliono rafforzare le risorse manifeste e potenziali degli individui, proponendo investimenti sugli stili di vita, sulla formazione personale e sulle competenze collettive.

L’educazione alla salute cerca cioè di rendere le persone consapevoli delle conseguenze di determinati comportamenti sulla salute, di accrescere la preoccupazione nel riguardi della salute e di stimolare l’azione.



3.5 Il nursing nella prevenzione: i richiami del Codice Deontologici e del Profilo Professionale

L’infermiere nella prevenzione, svolge un ruolo di primaria importanza: può intervenire in tutte le strategie di prevenzione codificate già nel 1982 dall’ OMS e riportate nel testo delle linee guida del 1999, e cioè:


- strategia di popolazione, in altre parole modificare lo stile di vita e i fattori ambientali responsabili dell’elevata incidenza dell’aumento delle patologie nella popolazione generale;

- strategia su i pazienti ad alto rischio;

- strategia di prevenzione secondaria.


L’infermiere, nella prevenzione, svolge un ruolo determinante che può diversificarsi in tre funzioni:

-Funzione tecnica: l’infermiere collabora con il medico per l’esecuzione di manovre di screening e di indagini che consentono di definire il profilo di rischio di ciascun paziente.

-Funzione di educatore alla salute: l’infermiere deve, sia in prevenzione primaria che in quella secondaria, promuovere un corretto stile di vita.

- Funzione di supporto psicologico: ansietà e depressione, irritabilità e aggressività che portano alla negazione della malattia, o, al contrario, a sentirsi inutile, di peso,ormai invalido, dipendente dal medico, dai farmaci e dai familiari, provocano gravi conflitti interiori e difficoltà nel reinserimento familiare e sociale.

L’infermiere è quindi il professionista sanitario che opera nell'ambito della prevenzione informando, educando e sostenendo il cittadino, la famiglia e la comunità verso corretti stili di vita e il rispetto dell’ambiente di vita; della cura cioè con interventi relativi alla diagnosi, cura e riabilitazione; dell'assistenza, individuando e gestendo i bisogni di assistenza della persona e della famiglia e della riabilitazione cioè promuovendo e sostenendo il recupero e il mantenimento della maggiore autonomia possibile, in particolare nelle malattie croniche, ed educando il singolo e le sue persone di riferimento all'autocura e ad adeguati stili di vita.

Gli infermieri, quindi, svolgono attività a carattere preventivo, curativo, riabilitativo e palliativo, che li pongono particolarmente vicini alla persona lungo tutte le fasi della sua vita, dalla nascita all'accompagnamento alla morte.

L’operato dell’infermiere si applica dalla prevenzione, quale insieme di interventi centrati sulla rimozione delle cause di malattia, alla promozione della salute quale processo che consente alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e di migliorarla.

Nel profilo professionale dell’infermiere si parla di “assistenza infermieristica preventiva” infatti la prevenzione delle malattie è una delle principali funzioni dell’infermiere insieme all’educazione sanitaria.

Ad accentuare il concetto è anche il codice deontologico recitando che “l’assistenza infermieristica è al servizio della persona e della collettività e che si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari, di natura tecnica, relazionale ed educativa”- “ l’'infermiere promuove stili di vita sani, la diffusione del valore della cultura della salute e della tutela ambientale, anche attraverso l’informazione e l'educazione. A tal fine attiva e sostiene la rete di rapporti tra servizi e operatori”. Inoltre l’articolo 19 “L'infermiere promuove stili di vita sani, la diffusione del valore della cultura della salute e della tutela ambientale, anche attraverso l’informazione e l'educazione. A tal fine attiva e sostiene la rete di rapporti tra servizi e operatori” Nel passato l’igiene pubblica era orientata alla prevenzione e al controllo delle malattie infettive mediante interventi diretti sulla persona, sull’ambiente con l’isolamento, la contumacia, l’educazione sanitaria su l’igiene personale, la lotta alla denutrizione, l’areazione e illuminazione.

Oggi, invece, l’igiene pubblica invece basa tutte le sue risorse all’educazione sanitaria sui comportamenti e stili di vita con interventi di sorveglianza sulla persona, sulla comunità, sull’ambiente orientati su ampie analisi epidemiologiche e sulla valutazione dei fattori di rischio.

Con l’educazione alla salute si vuole aumentare la coscienza individuale relativamente alla propria salute, migliorare la consapevolezza dell’utente favorendo il cambiamento di abitudini con saggia decisione. Promuovere un cambiamento sociale in grado di modificare la qualità di vita è un compito molto difficile e l’infermiere, come poche altre figure professionali, può essere determinante.

Di fronte a queste considerazioni appare sempre più urgente imboccare l’unica strada che fino ad ora non è stata percorsa né nella guerra contro il cancro, né per altre patologie, ovvero la strada della Prevenzione Primaria, cioè una drastica riduzione della esposizione a tutti quegli agenti chimici e fisici già ampiamente noti per la loro tossicità e cancerogenicità. La dimostrazione di quanto sia vincente la strada della Prevenzione Primaria viene proprio, nel campo dei pesticidi, da quanto è stato fatto in Svezia dove, grazie alle ricerche di un coraggioso medico, Lennart Hardell, negli anni ’70 furono messi al bando alcuni pesticidi: ora, a distanza di anni, in quel paese si sta registrando una diminuzione nell’incidenza dei linfomi.Ogni sostanza deve essere adeguatamente testata per il suo potenziale cancerogeno e teratogeno, prima di essere immessa nell’ambiente.

Oltretutto bisogna promuovere il Principio Di Precauzione contro il conservatorismo scientifico.

E’ un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d'incertezza scientifica, che reclama un'esigenza d'intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica. Il principio contrasta l’atteggiamento di “stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti” per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute.

Oggi le agenzie governative sono poste nella condizione di dover attendere la chiara dimostrazione del danno, prima di poter intervenire.

Bisogna tutelare la salute nel periodo prenatale , rafforzare l’attività di prevenzione rispetto ai rischi ambientali, con integrazione della famiglia, delle scuole e dei propri medici. ( ISS 2016) . Molto importante in termini di prevenzione è la medicina d’iniziativa secondo cui, invece di aspettare che il “problema”, “l’evento dannoso” si manifesti, a partire da dati concreti si seleziona ad personam i soggetti o comunque la fascia di popolazione più a rischio. Se si riesce, quindi, con la medicina d’iniziativa a ridurre in maniera sensibile gli eventi che quasi sicuramente si manifesteranno in una determinata popolazione “ a rischio”, si riesce ad attuare anche un discorso in termini di qualità di vita e di economicità: questo perché fare un intervento di prevenzione che riduca e/o eviti l’instaurarsi di un evento dannoso, ad esempio un ictus, costa infinitamente di meno di quanto poi costerebbe gestire negli anni in cui il soggetto sopravvivrà, tenendo conto che molte patologie portano poi ad esiti invalidanti immediati o tardivi.


3.6 Alimentazione biologica: i benefici

Attraverso l’alimentazione introduciamo nel nostro organismo tutto quello che ci serve per sopravvivere e che, metabolizzandolo, diventa parte di noi. Il nostro corpo, infatti, ha costantemente bisogno di energia, che consuma in quantità variabile, in funzione del tipo di attività svolta.

Con l’alimentazione non facciamo altro che reintegrare l’energia spesa. Tuttavia, a causa del nostro regime alimentare, spesso non sempre salutare, ingeriamo anche sostanze nocive e in eccesso. Seguire un regime alimentare ipercalorico, ricco di cibi grassi e zuccheri, significa ordinare al nostro corpo di convertire l’eccesso in tessuto adiposo (il nostro grasso).

Ed è proprio qui, nel grasso corporeo, che più facilmente si possono accumulare le sostanze tossiche e si possono innescare i processi dell’infiammazione cronica. Questo tipo di infiammazione di intensità bassa ma persistente nel tempo, non presenta alcun sintomo evidente se non dopo molti anni: essa è stata infatti riconosciuta quale meccanismo patologico in molte patologie cardiovascolari(arteriosclerosi, ictus, infarto), e degenerative (tra cui vari tipi di tumore), metaboliche (diabete), neuropsicologiche (anoressia, bulimia, depressione). Al contrario, frutta e verdura sono poverissime di grassi, ricche di fibre, di vitamine e di antiossidanti, sostanze da cui dipendono le proprietà salutari di molti cibi.

Gli antiossidanti, in particolare neutralizzano l’azione dei radicali liberi (prodotto di scarto della respirazione cellulare), la cui produzione eccessiva – determinata da stress psico-fisico, infiammazione, radiazioni, ozono, luce ultravioletta, fumo di sigaretta, eccessivo consumo di alcool, inquinanti ambientali – provoca danni cellulari e quindi l’insorgenza di tumori, aterosclerosi, patologie degenerative e invecchiamento. Il potere antiossidante di un alimento è misurato dalla scala ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity). Studi clinici consigliano di assicurarsi attraverso l’alimentazione, almeno 5.000 ORAC ogni giorno.

La riduzione dei pesticidi negli alimenti oltre ad essere un obbligo sancito da una dalle normative europee (DIRETTIVA 2009/128/CE), deve essere un preciso intento per il corretto funzionamento del nostro sistema sanitario.

I pesticidi infatti sono ritenuti responsabili della pandemia silenziosa, ovvero di gravi danni neuropsichici e comportamentali che sempre più si verificano nell’infanzia e che vanno dal deficit di attenzione ed iperattività all’autismo, fino alla riduzione del Quoziente Intellettivo. Si pensi che già nel 2006 su Lancet era comparso un allarmante articolo con un elenco di 202 sostanze note per essere tossiche per il cervello umano, ben 90 delle quali erano pesticidi.70 L’eliminazione dei pesticidi negli alimenti ha fatto aumentare l’interesse per gli alimenti biologici è aumentato nel mondo in risposta a preoccupazioni circa le pratiche agricole tradizionali, la sicurezza alimentare, la salute umana, il benessere degli animali e l’ambiente.

Gli alimenti biologici sono prodotti alimentari ottenuti dall’agricoltura biologica la quale applica tecniche produttive che escludono l’uso di prodotti chimici di sintesi nelle varie fasi della coltivazione, trasformazione e stoccaggio.

L’agricoltura biologica nell’Unione Europea è un sistema agricolo e di produzione degli alimenti che coniuga standard positivi sia in tema di ambiente che di benessere degli animali ed è supportato dalla legislazione europea (regolamenti CE n. 834/2007 e 889/2008).

Il metodo di produzione biologico si sforza di interferire il meno possibile con l’equilibrio naturale, assicurando al tempo stesso la produzione di alimenti di alta qualità. Sono vietati perciò diserbanti, insetticidi, funghicidi, fertilizzanti e concimi, coloranti e conservanti non naturali, cioè prodotti sinteticamente in laboratorio; vengono utilizzati prodotti derivati dal mondo naturale(animale, vegetale, minerale).

Le tecniche di produzione biologica sono rispettose dell’ambiente, permettono di salvaguardare e mantenere il territorio senza inquinare e senza compromettere delicati ecosistemi, evitando anche lo spreco di risorse naturali.

Questo tipo di coltivazione ha lo scopo di preservare da una parte l’equilibrio dell’ecosistema in tutte le sue componenti e dall’altra parte quello di garantire la qualità nutrizionale degli alimenti.

Quest’ultimi vengono lavorati, trasformati e confezionati senza l’utilizzo di coloranti, conservanti e additivi a meno che non siano tra quelli autorizzati da una apposita lista dell’Unione Europea (per esempio ossigeno, azoto, pectina, farina di semi di carrube acqua, sale, alcool, ecc.).
E’ vietato sottoporre i prodotti biologici o i suoi ingredienti a trattamenti con radiazioni per aumentarne la conservabilità. Per legge, l’uso di OGM nella produzione di alimenti biologici è vietato (articolo 9 del regolamento CE n. 834/2007).
Per gli animali la filosofia biologica privilegia l’allevamento all’aperto; le norme impongono che gli animali abbiano a disposizione spazi per muoversi liberamente e siano nutriti con mangimi che contengano alimenti di sintesi ridotti al minimo; sono banditi gli antibiotici e i trattamenti artificiali per facilitare la crescita.
Un prodotto Bio può essere definito tale se almeno il 95% dei suoi ingredienti arriva da coltivazioni biologiche; sui prodotti deve comparire il Logo Biologico Europeo, una spiga verde sullo sfondo blù della bandiera dell’Unione e deve comparire il nome di un organismo di controllo autorizzato.
Il controllo delle produzioni biologiche in Italia viene effettuato da appositi organismi riconosciuti e autorizzati dalla CEE( Comunità Economica Europea).
Non basta infatti che un’azienda dichiari di seguire le regole dell’agricoltura e dell’allevamento bio: deve provarlo sottoponendosi a un preciso programma di verifiche.

In Italia la produzione biologica si concentra soprattutto nei settori di frutta, ortaggi, latticini, carni e derivati dei cereali.

A giustificare la conversione verso l’alimentazione biologica ci sono svariate motivazioni: nei prodotti biologici il rischio di contaminazione da sostanze chimiche di sintesi così come quello da organismi geneticamente modificati, è quasi inesistente.

I prodotti biologici sono ottenuti con metodi che rispettano i ritmi della natura in quanto evitano tecniche artificiali che forzano e/o riducono i tempi di crescita e sviluppo, garantendo in tal modo non solo un equilibrato contenuto di sostanze nutrienti, ma anche una elevata qualità organolettica. Sebbene in letteratura siano pochi i dati disponibili circa i residui di pesticidi negli alimenti biologici, le informazioni esistenti indicano una maggiore probabilità che gli alimenti tradizionali contengano residui di pesticidi sintetici (singoli o multipli) rispetto agli alimenti biologici.

Negli ultimi anni il biologico è diventato un prodotto di largo consumo.

Questo è stato possibile grazie a vari canali di commercializzazione che vanno dalla vendita diretta dove generalmente il produttore realizza nella stessa azienda agricola uno spaccio per la vendita dei propri prodotti, a mercati e fiere, a negozi specializzati, a vendita on-line, e naturalmente alla grande distribuzione organizzata.

I prodotti biologici hanno un costo più elevato dei prodotti tradizionali di circa un 20 - 50 per cento in più: tra un prodotto biologico e uno “normale” tuttavia non può e non deve esserci un’enorme differenza di prezzo, perché ciò significa o che la produzione è così complessa che sarebbe impossibile da replicare su larga scala o che chi vende biologico vuole specularci sopra . I consumatori percepiscono gli alimenti prodotti con metodi biologici come più ricchi di nutrienti, tra cui minerali e vitamine, rispetto agli alimenti prodotti con metodi tradizionali ma letteratura manca di una forte evidenza che gli alimenti biologici sono significativamente più nutriente di alimenti convenzionali. Il consumo di alimenti biologici può ridurre l'esposizione a residui di pesticidi e batteri resistenti agli antibiotici John P et al sostengono in uno studio che l’ agricoltura biologica sia la chiave per nutrire il mondo in modo sostenibile.

E 'il primo studio ad analizzare 40 anni di scienza a confronto l'agricoltura biologica e convenzionale attraverso i quattro obiettivi di sostenibilità individuati dalla National Academy of Sciences(NAS) : la produttività, l'economia, l'ambiente e la comunità benessere.

Pertanto si ritiene che l’agricoltura biologica sia in grado di rispondere adeguatamente ai criteri di produttività, redditività, impatto ambientale e benessere delle comunità, suggerendo di eliminare le barriere che si frappongono all’adozione di tali pratiche, ma anche di adottare un mix di pratiche biologiche innovative.


3.7 Individuazione della popolazione a rischio: gli esami tossicologici

Nella società di oggi è difficile evitare completamente gli inquinanti e l'esposizione ai metalli tossici che, anche in piccole quantità, possono portare a un accumulo cronico nell'organismo.

L’OMS, organizzazione mondiale della Sanità afferma che il 25% delle malattie è secondario ad intossicazione da metalli tossici, con una mortalità pari al 24%: questo significa che molte patologie potrebbero essere evitate monitorando la quantità di tali sostanze presenti nel nostro organismo

La prevenzione primaria è di gran lunga la misura sanitaria più efficace: conoscere il proprio stato di intossicazione e la tipologia di sostanze tossiche presenti nel corpo è fondamentale sia per poter porre rimedio sia per ipotizzare la sorgente inquinante per fare una migliore prevenzione.

Gli esami del sangue, delle feci, delle urine e il mineralogramma del capello, con indicazioni e caratteristiche differenti, sono i sistemi più utili per valutare l'accumulo di sostanze tossiche, il rischio di tossicità e le possibili fonti di esposizione per fornire indicazioni utili per la prevenzione ed il trattamento delle intossicazioni da minerali tossici.


3.8 Le matrici: sangue, feci ed urine

La ricerca dei metalli pesanti a livello ematico fornisce indicazioni esclusivamente in caso di esposizioni acute di una certa gravità ed è utile solo a brevissimo termine. I metalli pesanti vengono rimossi rapidamente dal sangue e penetrano nei tessuti: proprio per questo dopo poche ore dall'esposizione acuta non è più possibile rilevarne la presenza a livello ematico.

L'esame dei minerali nelle feci permette di indagare i livelli di esposizione tossica derivante dal cibo, dall'acqua e da eventuali integratori o farmaci assunti. Può essere molto utile per valutare la qualità del cibo che si sta mangiando e per ricercare una possibile fonte di intossicazione ma non fornisce alcuna indicazione su un eventuale accumulo di minerali tossici nell'organismo.

La ricerca dei metalli nelle urine può essere eseguito con due differenti modalità. Il test basale fornisce indicazioni simili all'esame ematico e risulta alterato solo quando si è sottoposti a un'esposizione acuta molto recente. Un test interessante sulle urine è il cosidetto challenge test’ o test di provocazione. In questo caso viene misurata la concentrazione di mercurio nell’urina prima e dopo l’assunzione di un chelante chimico (DMPS), che aumenta il trasposto e la solubilità del mercurio tissutale.

Il picco di sostanza escreta deriva dal depositato della sostanza stessa nei tessuti e può fornire qualche informazione indiretta sull’entità presente. Questo genere di test diventa interessante se si desidera monitorare nel tempo il processo di detossificazione dal metallo pesante, andando a paragonare il differenziale tra livello basale e livello stimolato nel tempo.

L’esito, dunque, non deve essere considerato in quanto valore assoluto ma sempre per confronto. Il challenge test implica normalmente l'assunzione di una quantità abbastanza elevata di chelante e può essere causa di effetti avversi dovuti alla rapida mobilizzazione della sostanza tossica.


 

3.9 Mineralogramma

L’ HAIR MINERAL ANALYSIS, o mineralogramma, è esame utilizzato sin dagli anni settanta e riconosciuto come valido strumento per rilevare la quantità di metalli tossici che si vanno a depositare nei tessuti, riconosciuto ufficialmente dai principali organi di sorveglianza sanitaria.

Infatti, nelle intossicazioni acute questi si trovano in primis nel sangue e nelle urine, ma con la cronicizzazione si è scoperto che bisogna rintracciare i metalli nei tessuti, poiché non sono più reperibili né nel sangue, né nelle urine. Con l’analisi spettro-fonometrica vengono individuati e conteggiati tutti quei minerali che si liberano dopo aver digerito e distrutto completamente la componente organica del capello.

L’esame del capello rappresenta un modo semplice e non traumatico per prelevare il campione . La cellula è il luogo principale dell’organismo umano dove vengono utilizzati e immagazzinati tutti i minerali tra cui quelli tossici.

Il capello è un materiale da biopsia stabile che non richiede particolari trattamenti e manipolazioni che potrebbero facilmente inquinare il campione.

Nei capelli i livelli dei minerali sono circa dalle 10 alle 300 volte maggiori di quelli del sangue e questo consente di ottenerne la quantificazione con maggior accuratezza, anche di quei minerali presenti nel nostro organismo a bassissime concentrazioni (elementi traccia).

L’analisi minerale del capello fornisce una lettura del deposito dei minerali nelle cellule e negli spazi interstiziali del capello in un periodo di due-tre mesi (a seconda della lunghezza).

Questa analisi è considerata uno screening test, il quale, per definizione, non fornisce una diagnosi di una malattia o condizione patologica.

Gli screening tests sono spesso sottovalutati in medicina; essi possono, comunque, svolgere un notevole ruolo nella prevenzione e nella diagnosi precoce di disturbi fisici e mentali.

Il capello è un eccellente tessuto da biopsia per alcune diverse ragioni:

 la campionatura è semplice e non traumatica (indolore);

 il capello è un materiale da biopsia stabile che non richiede particolari trattamenti;

 i livelli del minerali nel corpo sono circa 10 volte maggiori di quelli del sangue (maggior accuratezza nel responso);

 solo il capello fornisce una lettura cellulare dei minerali, i metalli tossici si concentrano nei tessuti molli fra cui anche il capello, non nel sangue e nelle urine.

I minerali sono componenti essenziali dei sistemi enzimatici che regolano praticamente tutte le funzioni corporee: solo il magnesio sovrintende a 300 funzioni!
Molti dei problemi di salute sono riconducibili a squilibri mirati, quali: affaticamento, depressione, disturbi della prostata, insonnia, cefalee, perdita capelli, iperattività, acne, problemi emotivi, disturbi alla tiroide, diabete, allergie, ipoglicemia, ipertensione, artrite, anemia, malattie cardiovascolari, disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico, e moltissimi altri ancora.

Oltre a questo, vengono anche rilevati problemi legati all’attività endocrina, al metabolismo basale ed alle disfunzioni dei principali organi e ghiandole, come tiroide, fegato, surrenali, ecc.

Ma non solo: sbalzi di umore, ipercinesi, rabbia, apatia, depressione e tutto quanto concerne la sfera emozionale, è strettamente connesso alla biochimica dei minerali ed alle sue alterazioni.

Alcuni disturbi legati alla concentrazione di minerali nel corpo:

 Nelle donne il mal di testa premestruale è spesso causato da elevati livelli di rame

 Molti problemi della glicemia sono dovuti ad un mancato equilibrio calcio/magnesio a livello dei tessuti (questo determina una riduzione della secrezione dell’insulina)

 Il manganese è direttamente coinvolto nella produzione di energia

 Lo zinco è richiesto per una buona digestione

 Il potassio è essenziale per la gestione degli ormoni tiroidei

 I bambini iperattivi spesso hanno livelli di piombo troppo alti nel loro organismo

 L’acne può essere causata da intossicazioni da piombo o da rame, come da una carenza di zinco

 Il magnesio può prevenire e ridurre i danni causati al cervello dall’alcool

 Una carenza di zinco può ritardare lo sviluppo osseo e causare malformazioni agli organi genitali

I test ematici non forniscono le stesse informazioni perché i livelli dei minerali sono bassi nel sangue, rendendone la scoperta più difficile.

Questo fatto è dovuto all’esistenza di efficienti meccanismi di regolazione dei loro livelli nel circolo ematico, per cui le quantità di minerali in eccedenza vengono accumulate nelle cellule di altri tessuti (capello) determinando comunque effetti tossici nel tempo.

I livelli dei minerali sono tenuti relativamente costanti nel sangue, anche quando la patologia è presente invece i valori dei minerali del capello possono variare anche più di dieci volte, consentendo una più facile misurazione.


3.9.1 Campionamento

Il campione di capelli deve essere prelevato nella zona retro-nucale sinistra, centrale e destra (tre ciocche).

Si preleva un campione di capelli dopo 24 ore dal loro lavaggio.

Il campione è accettabile anche due giorni dopo il lavaggio purchè ovviamente non sia sporco o unto.

Si seleziona una ciocca di capelli (circa 3 mm di diametro) tra la nuca ed il collo, quindi si taglia (senza strappare) i capelli il più vicino possibile al cuoio capelluto.

I capelli corti (fino a 3,0-3,5 cm) possono essere usati completamente.

Per i capelli lunghi, invece, si usufruisce solo dei primi 3,5 cm, tenendo in considerazione la parte più prossima allo scalpo; la parte rimanente viene scartata. Ripetere la stessa operazione nella zona centrale e nella zona a destra del retro nucale.

Questo assicura la scelta di un campione medio rappresentativo ed eviterà di modificare in modo antiestetico il taglio.

La maggior parte dei coloranti per capelli non contiene minerali che possano influenzare l’analisi ma esistono alcune tinture contengono piombo. Alcuni tipi di shampoo possono elevare la lettura del selenio e dello zinco.

Frequenti bagni in piscina possono aumentare i livelli di rame fino a raddoppiarli.

In caso di permanenti o di decolorazioni, è preferibile attendere la nuova crescita del capello; tali trattamenti, infatti, alterano la struttura del capello causando possibili variazioni in alcune letture; nel caso in cui non sia possibile attendere le 6 settimane richieste per la crescita, si consiglia di lavare i capelli almeno 4/5 volte in due settimane, consapevoli che le letture potrebbero dare risultati non ottimali ma comunque interpretabili.

Un prelievo di lunghezza superiore a 3-3,5 cm fornisce una lettura non recente e inaccurata in quanto il capello cresce circa 1 cm al mese e tende a sfibrarsi, con conseguente perdita della concentrazione dei minerali.


3.9.2 Tempo di campionatura

I minerali nel capello non si deteriorano né scompaiono dopo che il capello è stato prelevato; esso rimane stabile nel tempo. Il mineralogramma è un test riconosciuto dal OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che completa le indagini cliniche già in uso, in grado di apportare informazioni sulla funzionalità del metabolismo rilevando quali equilibri siano stati alterati, di quali integratori minerali e vitaminici abbiamo bisogno, quali metalli tossici stiamo accumulando molto prima che si manifestino i sintomi o che le analisi rivelino la loro presenza. Inoltre non presenta valori transitori come quelli del sangue o dell’urina, ma valori stabilizzatori corrispondenti ad un brano di storia bio-chimica di circa tre mesi.

La lettura del mineralogramma deve essere fatta in quest’ottica di azione sinergica dei nutrienti: anche se i minerali rappresentano non più del 4% della composizione corporea hanno un’azione fondamentale quali parti di enzimi, regolatori dei segnali intracellulari, costituenti di tessuti, nell’influenza sull’asse ormonale e sul sistema nervoso autonomo… la corretta interpretazione di questo test diventa uno strumento indispensabile nella prevenzione e nel supporto alla cura di moltissime situazioni patologiche.

La valutazione con il mineralogramma è particolarmente opportuna nelle seguenti circostanze:

 Gravidanza (valutazione dell’esposizione ai metalli pesanti e ai loro antagonisti come calcio, ferro e selenio)

 Allattamento (carenze nutrizionali) e prima infanzia

 Menopausa

 Astenia

 Autismo

 Patologie immunitarie (malattie autoimmuni, deficit, ipersensibilità, eccetera)

 Osteoporosi

 Alterazioni endocrine e dismetaboliche

 Alterazioni delle funzioni sessuali (infertilità)

 Alterazioni della nutrizione (disbiosi croniche, malattie intestinali, bulimia, patologie tumorali)

 Sovrappeso e ritenzione

 Medicina di prevenzione


Il capitolo "3 La medicina d’iniziativa e il Nursing" è stato tratto dalla Tesi di laurea di Carmela Mele e relatori dott. Massimo Esposito e dott.Giacomo Pirozzi

Scaricala dal link [Tesi] Progetto di educazione sanitaria: l'infermiere e la prevenzione dalle malattie da sostanze tossiche

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