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     #  Quando l'emozione distorce la cura: riconoscere e governare il pregiudizio viscerale

 Scritto da [Valentina Ognibene](https://www.infermieriattivi.it/homepage/autori/28-valentina-ognibene.html) il 12 Giugno 2026. Articolo della categoria: [Raccomandazioni](https://www.infermieriattivi.it/news-infermieri-attivi/raccomandazioni.html).

  ![infermieri ](https://www.infermieriattivi.it/images/julia-taubitz-vN5s_G5SPkY-unsplash.jpg) Il visceral bias — o pregiudizio viscerale — è una trappola cognitiva inconscia che si attiva nella relazione infermiere-paziente in presenza di assistiti percepiti come "difficili".

Questo articolo ne analizza i meccanismi neuropsicologici, le conseguenze sulla sicurezza delle cure e le strategie evidence-based per il suo riconoscimento e la sua gestione. La comprensione di questo fenomeno rappresenta un prerequisito fondamentale per la nursing vigilance e per la tutela della qualità assistenziale.

#### 1. Introduzione: il divario tra narrativa professionale e realtà di reparto

La formazione infermieristica trasmette, spesso implicitamente, l'immagine di un professionista emotivamente neutro: empatico per definizione, imperturbabile di fronte alla sofferenza, capace di offrire assistenza uniforme a prescindere da chi si trovi nel letto di fronte a lui. Questa rappresentazione, per quanto nobile nelle intenzioni, si scontra ogni giorno con la realtà neurologica e psicologica del cervello umano.

I dati epidemiologici sul burnout infermieristico confermano ciò che i professionisti già sanno per esperienza diretta: determinati assistiti attivano risposte emotive intense, automatiche e difficilmente controllabili. Uno studio pubblicato sul Journal of Advanced Nursing ha rilevato che oltre il 70% degli infermieri riferisce di aver vissuto almeno una volta una reazione emotiva negativa significativa verso un paziente, con conseguenze percepite sulla qualità dell'assistenza erogata.

Comprendere i meccanismi alla base di queste reazioni non è un esercizio di autocritica fine a se stesso: è una misura di sicurezza. In questo articolo esploriamo il concetto di visceral bias, la sua base neuroscientifica, il suo impatto sulla clinical decision making e le strategie pratiche per gestirlo nel contesto quotidiano del lavoro infermieristico.

#### 2. Il Visceral Bias: definizione e basi neuropsicologiche

##### 2.1 Che cos'è il pregiudizio viscerale

Il termine visceral bias descrive una reazione emotiva automatica, interna e somaticamente percepita — che può manifestarsi come irritazione, disgusto, ansia, rabbia o avversione — che il professionista sanitario prova nei confronti di uno specifico assistito. Il termine "viscerale" rimanda proprio alla natura corporea di questa risposta: è una sensazione che si avverte prima ancora di essere elaborata cognitivamente.

Il concetto si colloca all'intersezione tra due domini della psicologia clinica: la teoria del dual-process (Sistema 1 e Sistema 2 di Kahneman) e il controtransfert negativo di derivazione psicoanalitica. Il Sistema 1 — rapido, automatico, emotivo — è quello che genera il visceral bias; il Sistema 2 — lento, deliberato, razionale — è quello che può, se adeguatamente allenato, riconoscerlo e correggerlo.

##### 2.2 Neuroscienze del pregiudizio: il ruolo dell'amigdala

Dal punto di vista neurobiologico, il visceral bias è mediato dall'amigdala, la struttura del sistema limbico deputata alla valutazione automatica della minaccia e al riconoscimento delle emozioni. Quando un paziente presenta comportamenti percepiti come aggressivi, oppositivi o imprevedibili, l'amigdala attiva in millisecondi la risposta di attacco-fuga-congelamento (fight-flight-freeze), liberando cortisolo e adrenalina.

Questo processo avviene ben prima che la corteccia prefrontale — sede del ragionamento critico e della deontologia professionale — possa intervenire a modulare la risposta. È un meccanismo evolutivo di sopravvivenza che, nel contesto assistenziale, si trasforma in un ostacolo alla cura equa e sicura.

Ricerche nell'ambito della neuroeducazione sanitaria hanno dimostrato che l'esposizione ripetuta a pazienti percepiti come fonte di stress senza adeguata elaborazione emotiva porta a una sensibilizzazione dell'amigdala, rendendo il professionista progressivamente più reattivo e meno capace di regolazione emotiva efficace.⁴

##### 2.3 Il controtransfert negativo in contesto infermieristico

Il concetto di controtransfert — originariamente formulato da Freud nel 1910 come l'insieme delle reazioni emotive dell'analista verso il paziente — è stato rielaborato nell'ambito delle professioni sanitarie per descrivere tutte le risposte affettive, cognitive e comportamentali che il professionista sviluppa in relazione all'assistito.

Il controtransfert diventa "negativo" quando queste reazioni comprendono sentimenti di ostilità, distanza emotiva, svalutazione o disprezzo. In ambito infermieristico, questo fenomeno è stato documentato in particolare in relazione a specifiche categorie di pazienti: soggetti con disturbi della personalità (cluster B), utenti con dipendenze, pazienti percepiti come "auto-colpevoli" della propria condizione di salute, e assistiti con comportamenti aggressivi o manipolatori.

#### 3. Come il visceral bias compromette la sicurezza delle cure

Il pericolo maggiore del pregiudizio viscerale risiede nella sua natura inconscia: non è una scelta deliberata, ma un filtro cognitivo che altera silenziosamente la qualità dell'assistenza. I meccanismi attraverso cui questo avviene sono stati studiati nell'ambito del risk management clinico e si articolano in tre processi principali, tra loro interconnessi.

##### 3.1 Chiusura informativa (Information Closure)

Quando un paziente viene etichettato mentalmente come "difficile", "lamentoso" o "non collaborante", l'infermiere tende a ridurre involontariamente il tempo di permanenza nella stanza, ad ascoltare con meno attenzione i sintomi riferiti e a raccogliere anamnesi meno accurate. Questo fenomeno, noto in letteratura come closure prematura o chiusura diagnostica anticipata, è stato identificato come uno dei più frequenti meccanismi di errore nella diagnosi infermieristica.

Il razionale è semplice quanto pericoloso: se ho già deciso che questo paziente esagera o mente, ogni nuova informazione che ricevo viene filtrata attraverso questa convinzione preesistente. Il dato clinico rilevante viene scartato; il sintomo allarmante viene minimizzato.

##### 3.2 Ancoraggio diagnostico (Anchoring Bias)

L'ancoraggio è una delle più studiate euristiche cognitive in medicina: la tendenza a sovrastimare le prime informazioni disponibili su un paziente e a interpretrare i dati successivi in modo coerente con l'impressione iniziale. In presenza di visceral bias, questo meccanismo si intensifica in modo significativo.

Un malessere fisico reale — un dolore toracico, un'alterazione emodinamica, un'improvvisa confusione mentale — può essere erroneamente interpretato come una manifestazione comportamentale legata al carattere del paziente, una "scusa" per ottenere attenzione, o una somatizzazione priva di correlato organico. La conseguenza può essere il ritardo nell'attivazione del team di emergenza, con esiti clinici potenzialmente gravi.

Caso emblematico: la letteratura riporta casi documentati di infarto del miocardio misconosciuto in pazienti con storia di disturbo borderline di personalità, perché i sintomi fisici erano stati inizialmente attribuiti a crisi dissociative o manipolazione.

##### 3.3 Rottura dell'alleanza terapeutica

La comunicazione non verbale del professionista — postura chiusa, contatto visivo ridotto, tono di voce teso, gestualità frettolosa — viene percepita con precisione dal paziente, anche da quelli apparentemente più distaccati. Questa percezione aumenta il senso di insicurezza, abbandono e ostilità dell'assistito, che risponde con comportamenti ancora più oppositivi o aggressivi.

Si instaura così un circolo vizioso autoalimentante: il professionista percepisce il paziente come difficile → riduce la qualità del contatto relazionale → il paziente risponde con maggiore ostilità → il professionista si convinc ulteriormente della difficoltà del caso → il piano assistenziale si deteriora.

Nell'ottica del Modello del Formaggio Svizzero di James Reason, il visceral bias rappresenta una delle falle latenti del sistema: non è un errore attivo e visibile, ma una condizione predisponente che, in combinazione con altri fattori di contesto (carichi di lavoro elevati, comunicazione d'equipe carente, fatigue), aumenta esponenzialmente il rischio di incidente clinico.

#### 4. Categorie di pazienti a maggior rischio di attivazione del bias

Sebbene il visceral bias possa potenzialmente attivarsi nei confronti di qualsiasi assistito, la ricerca ha identificato alcune categorie di pazienti che più frequentemente elicitano risposte emotive negative nei professionisti sanitari:

- Pazienti con disturbi di personalità del cluster B (borderline, narcisistico, antisociale, istrionico): frequenti richieste di attenzione, comportamenti di scissione (splitting), manipolazione percepita.
- Pazienti con dipendenze da sostanze o alcol, soprattutto quando ricoverati per complicanze correlate: spesso percepiti come "responsabili" della propria condizione.
- Pazienti che rifiutano trattamenti o non aderiscono alle indicazioni terapeutiche: il rifiuto può essere vissuto dall'operatore come un attacco personale o una svalutazione professionale.
- Pazienti con comportamenti aggressivi o verbalmente ostili: attivano direttamente le risposte di minaccia dell'amigdala.
- Pazienti percepiti come "time-consuming" rispetto al carico di lavoro attuale: in contesti di understaffing, l'assistito che richiede più tempo diventa una fonte di stress aggiuntiva.

È importante sottolineare che queste reazioni non dipendono dal carattere del singolo professionista, né dalla sua capacità empatica individuale: sono risposte neurobiologiche universali che riguardano tutti gli esseri umani, indipendentemente dall'esperienza o dalla formazione.

5. #### Strategie evidence-based per il riconoscimento e la gestione

##### 5.1 Il metapensiero (Metacognition)

La metacognizione — la capacità di pensare ai propri processi di pensiero — è lo strumento più potente disponibile per contrastare il visceral bias. La ricerca in psicologia cognitiva ha dimostrato che il semplice atto di nominare un'emozione ne riduce significativamente l'impatto sull'elaborazione cognitiva successiva, attraverso un processo noto come affect labeling.

Nella pratica clinica, questo si traduce in una micro-pausa deliberata: prima di entrare nella stanza di un paziente percepito come difficile, l'infermiere si ferma mentalmente e verbalizza internamente la propria reazione emotiva. "Sto sentendo irritazione verso questo paziente. Questa emozione potrebbe stare influenzando il mio giudizio clinico. Procedo con l'osservazione sistematica."

Questa tecnica, apparentemente semplice, ha una solida base neuroscientifica: il processo di verbalizzazione attiva la corteccia prefrontale ventrolaterale, che esercita un effetto inibitore sull'attivazione amigdaloidea, ristabilendo il primato del ragionamento deliberato.

##### 5.2 La checklist come scudo cognitivo

In contesti di alta emotività, la checklist non è semplicemente uno strumento organizzativo: è un presidio cognitivo che standardizza la valutazione e impedisce all'emotività di tagliare i passaggi di sicurezza. La letteratura sul safety management in ambito sanitario, a partire dal lavoro pionieristico di Atul Gawande, documenta come l'uso sistematico di liste di controllo riduca significativamente l'incidenza di errori in situazioni di stress elevato.

Il principio applicato al visceral bias è preciso: nei confronti dei pazienti percepiti come difficili, l'infermiere riduce deliberatamente la discrezionalità personale e si affida rigidamente ai protocolli. La rilevazione dei parametri vitali, la valutazione del dolore, il controllo dell'aderenza terapeutica avvengono secondo lo stesso schema strutturato, indipendentemente dalla simpatia o antipatia percepita verso l'assistito.

##### 5.3 Rotazione assistenziale e debriefing d'équipe

Quando la tensione relazionale con un assistito supera una soglia di sicurezza — percepita come tale dall'infermiere stesso o segnalata dai colleghi — la rotazione programmata dei pazienti all'interno del team è una misura clinicamente indicata, non una resa professionale. Diversi modelli di nursing management raccomandano la rotazione come strategia preventiva del burnout relazionale e della compromissione assistenziale.

Il debriefing d'équipe strutturato, successivo alla gestione di un paziente complesso dal punto di vista relazionale, assolve a due funzioni complementari: da un lato, permette l'elaborazione del carico emotivo accumulato dai singoli professionisti; dall'altro, consente al gruppo di analizzare le dinamiche interpersonali emerse (in particolare il fenomeno dello splitting, con cui alcuni pazienti tendono a creare alleanze selettive o conflitti all'interno del team) e di sviluppare risposte coordinate e coerenti.

##### 5.4 Supervisione clinica e supporto psicologico

In contesti dove la complessità relazionale è strutturale — reparti di psichiatria, oncologia, cure palliative, rianimazione — la supervisione clinica regolare condotta da un professionista esperto (psicologo clinico, infermiere esperto in salute mentale, coordinatore) rappresenta uno standard di qualità, non un optional.

La ricerca ha dimostrato che la supervisione riduce il burnout, migliora la qualità delle relazioni terapeutiche e aumenta la consapevolezza dei professionisti riguardo ai propri bias cognitivi ed emotivi.

6. #### Implicazioni per la formazione e il sistema organizzativo

Il visceral bias non è un problema individuale che può essere risolto con la sola forza di volontà del singolo professionista. È un fenomeno sistemico che richiede risposte sistemiche, a livello di formazione di base, formazione continua e organizzazione del lavoro.

Nei percorsi universitari infermieristici, l'introduzione di moduli dedicati alla psicologia cognitiva applicata alla clinica — bias cognitivi, decision making in condizioni di stress, regolazione emotiva — rappresenta un investimento prioritario sulla sicurezza delle cure. Alcune scuole europee di nursing hanno già integrato questi contenuti nei curricula obbligatori, con risultati promettenti in termini di consapevolezza degli studenti.

A livello organizzativo, le strutture sanitarie hanno la responsabilità di creare le condizioni che rendono possibile la gestione sana del bias: carichi di lavoro sostenibili, spazi per la supervisione e il debriefing, cultura organizzativa che valorizzi la segnalazione delle difficoltà relazionali senza stigmatizzarle.

#### 7. Conclusioni

Il visceral bias è una realtà neuroscientificamente documentata e clinicamente rilevante nell'assistenza infermieristica. La sua presenza non è un segno di inadeguatezza professionale: è la conseguenza inevitabile del fatto che gli infermieri sono esseri umani che lavorano in contesti ad alta intensità emotiva.

Riconoscere questo fenomeno, comprenderlo e dotarsi di strategie concrete per gestirlo è tuttavia un dovere deontologico, oltre che una competenza professionale avanzata. La nursing vigilance non riguarda solo la sorveglianza dei parametri fisiologici: comprende anche la sorveglianza dei propri processi cognitivi ed emotivi, nella consapevolezza che la sicurezza delle cure dipende dalla qualità della mente che le eroga.

La domanda che ogni professionista può porsi al termine di ogni turno non è "ho provato emozioni negative oggi?" — quella è semplicemente umanità — ma "quelle emozioni hanno influenzato la mia pratica clinica, e ho avuto gli strumenti per riconoscerlo e correggerlo?"

##### Riflessione per la comunità di InfermieriAttivi

Ti è mai capitato di riconoscere, in itinere o a posteriori, che un visceral bias stava influenzando il tuo modo di assistere un paziente? Quali strategie utilizzi o hai visto utilizzare nel tuo team per gestire la complessità relazionale degli assistiti più sfidanti? Condividi la tua esperienza nei commenti: il confronto tra pari è uno degli strumenti formativi più potenti che abbiamo.

#### Fonti bibliografiche

1. Croskerry P, Singhal G, Mamede S. *Cognitive debiasing 1: origins of bias and theory of debiasing*. BMJ Qual Saf. 2013;22. clinico. <https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23882089/>
2. Croskerry P. *The importance of cognitive errors in diagnosis and strategies to minimize them*. Acad Med. 2003;78(8):775–780. <https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12915363/>
3. Groves JE. *Taking care of the hateful patient*. N Engl J Med. 1978;298(16):883–887. <https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/634331/>
4. Kahneman D. *Thinking, Fast and Slow*. New York: Farrar, Straus and Giroux; 2011. *(confermato, tenerlo)*
5. Tversky A, Kahneman D. *Judgment under uncertainty: heuristics and biases*. Science. 1974;185(4157):1124–1131. <https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17835457/>

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