Postato da Manager il Lunedì, 11 dicembre 2006 ore 17:12
 

Quattro chiacchiere con Benini Stefano autore del libro “Pedagogia e infermieristica il dialogo”.
Il suo percorso per realizzare il libro …

Ciao Stefano ti propongo questa breve chiacchierata per promuovere il tuo libro, il sito promuove tantissime attività infermieristiche, e vorrei presentare il percorso che ti ha portato fino ad un libro dal titolo: 

Pedagogia e infermieristica il dialogo. Per uno sviluppo delle competenze educative, comunicative e relazionali nella pratica assistenziale”

Sei docente di infermieristica e di pedagogia al corso di laurea in Infermieristica, è appena uscito il tuo libro, quindi ti propongo alcune domande per conoscerlo e conoscerti meglio. 

Io avrei associato la pedagogia all’infanzia, mi puoi dare una definizione moderna della pedagogia?

-Associare la pedagogia al mondo dell’infanzia non è certo un errore, ma sicuramente riproduce una visione parziale di una disciplina che ha campi di interesse e di azione particolarmente estesi. La pedagogia è infatti quella scienza che ha come oggetto di studio l’uomo e la realtà educativa nei suoi tempi e spazi, e se in passato si pensava all’educazione come una pratica rivolta ai soli bambini per farli crescere e dar loro una “forma”, oggi la si riconosce come un fenomeno continuo che interessa l’uomo in ogni momento della sua vita, a partire già dall’età prenatale fino a comprendere quella adulta e senile.

Nel linguaggio pedagogico l’uomo è definito “soggetto educabile”, vale a dire sensibile a qualsiasi sollecitazione educativa che lo spinge ad evolvere e a raggiungere livelli di maturità sempre crescenti. Ad esempio, la possibilità di apprendere il nuovo, di dare significati a ciò che è accaduto o che sta accadendo, nonché la capacità migliorare le proprie conoscenze e di cambiare, sono fenomeni che coinvolgono, seppur in maniera diversa, tutti gli esseri umani, indipendentemente dal periodo evolutivo in cui si vengono a trovare.

Questo ci porta a considerare l’educazione come una pratica (derivante da una moltitudine di fenomeni più o meno intenzionali) che rende permanente la possibilità di crescere e non è possibile farla cessare ad un determinato periodo evolutivo.

Se di tutto questo si occupa la pedagogia allora si può comprendere la ragione per cui non è corretto “relegarla” alla sola infanzia e ai suoi luoghi, come ad esempio la scuola e la famiglia.

In quali campi dell’infermieristica la pedagogia si compenetra nell’infermieristica e soprattutto in quali momenti l’infermiere può riconoscere la presenza dei principi della pedagogia?

-Ti anticipo che la realtà infermieristica si presta ad essere un terreno particolarmente stimolante per l’avvio di una pluralità di riflessioni pedagogiche.

Un primo elemento lo si può individuare quando ci fermiamo a recuperare gli orizzonti di senso (ossia comprendere i significati) dell’assistenza infermieristica. Ad esempio, noi infermieri siamo consapevoli che la cura non si compie con la sola espressione di fatti esterni di riparazione (come il trattamento di una lesione o la somministrazione di un farmaco), in quanto l’esperienza quotidiana ci porta a considerare l’assistenza come qualcosa di molto complesso e coinvolgente che chiama in causa una molteplicità di dimensioni e vissuti personali. Assistere ed essere assistiti sono infatti fenomeni complementari, simultanei ed integrati, inscritti all’interno di molteplici attività che, oltre alle dimensioni fisiche, materiali ed organizzative, implicano anche le realtà emotive, affettive e valoriali di coloro che ne sono coinvolti. Pensiamo alla sofferenza, alle emozioni, agli affetti – spesso sommersi o non ascoltati – ma anche agli intenti, alle attese e ai silenzi…. essi sono solo alcuni dei numerosi vissuti e fenomeni che caratterizzano l’assistenza infermieristica. La riflessione pedagogica applicata all’assistenza, quindi, ci suggerisce di osservare le attività infermieristiche (ad esempio, l’introduzione di un S.N.G.) sotto una duplice lente che contempli, simultaneamente sia l’aspetto oggettivo e processuale della tecnica in sé, sia quello soggettivo esistenziale con particolare riferimento agli esisti che tale procedura ha sui protagonisti dell’assistenza: assistito e infermiere.

Questa prospettiva inciderà notevolmente sullo sviluppo delle competenze educative, comunicative e relazionali e sulla rappresentazione che l’infermiere ha di sé e della propria professione. Per fortuna le immagini dell’infermiere simboleggianti l’icona di un onnipotente “tecnico-soccorritore” o di una melliflua e romantica ragazza (come ci è stata rappresentata dal cartone animato Candy Candy) stanno tramontando per lasciare posto a nuove rappresentazioni professionali che puntano sullo sviluppo della competenza non solo tecnica, ma anche educativa e relazionale al fine di sostenere un processo sempre crescente di umanizzazione delle cure che vede l’infermiere coinvolto in prima linea.

Quindi, ritornando alla domanda (e mi scuso per la divagazione…) i campi in cui la pedagogia si compenetra con l’infermieristica - anche se preferirei definirli luoghi di incontro e dialogo - sono prevalentemente tre: 1) gli ambiti dell’educazione alla salute; 2) gli ambiti della formazione infermieristica di base e post base; 3) gli ambiti che rimandano al complesso fenomeno della relazione interpersonale con particolare riferimento alla relazione di aiuto.

Ci hai messo molto tempo nella stesura del testo?

-Alcune parti del libro (quelle più operative) sono l’elaborazione di contenuti che ho proposto durante le lezioni di Pedagogia generale e sociale per gli studenti del I anno del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Bologna e che avevo già raccolto e pubblicato in un breve manuale a supporto della didattica.

Comunque il lavoro si è risolto in circa 7 mesi….

Hai fatto tutto da solo o ti hanno aiutato altre persone?

-Mi piace aprire affermando che ogni libro è innanzitutto la storia del suo autore….

Quindi l’idea di mettere a confronto pedagoga e infermieristica nasce dalle riflessioni sulle mie esperienze di infermiere prima e di formatore poi che mi hanno sollecitato a interrogarmi sul senso (o sensi) dell’assistenza infermieristica.

Benché il lavoro sia stato scritto quasi tutto da me, il percorso è stato condiviso con alcune persone (quelli che ho chiamato “maestri”) il cui confronto aperto e diretto mi ha indirizzato nella stesura definitiva del testo.

Per quanto riguarda lo sviluppo di alcune tematiche ho chiesto l’aiuto di due valide collaboratrici: Lucia Conti che ha elaborato e scritto sul bambino ospedalizzato con particolare riferimento alla “valenza pedagogico-educativa della fiaba in ospedale” e Barbara Tedeschi che ha sviluppato due paragrafi sull’aptonomia e sulla relazione che passa attraverso il con-tatto corporeo nella pratica infermieristica.


 Come hai trovato l’editore cui hai affidato il tuo libro, te lo hanno consigliato, l’hai cercato tu o che altro?

-Come già accennato ho già pubblicato un primo testo con la Clueb e quindi per questo lavoro la “ricerca” è stata più semplice. Mi sono rivolto a questa casa editrice perché nella mia città (Bologna) è molto conosciuta per le pubblicazioni universitarie anche di giovani autori.

Ho visto online la copertina del tuo libro, molto bella, che aiuto ti ha dato l’editore?

-Visto che un libro rappresenta anche la storia del suo autore, la foto in copertina mantiene questo principio… Le mani raffigurate sono quelle di un ragazzo e di sua madre che ho incontrato durante il mio esercizio professionale nell’U.O. di Chirurgia Pediatrica (ormai 12 anni fa) con i quali sono rimasto in contatto. La foto è stata scattata ed elaborata da Noemi Izzo, sorella e figlia dei “modelli” rappresentati sulla copertina. Per me questa foto ha una forte valenza affettiva, oltre ad essere particolarmente significativa nella sua espressione artistica.


 Mi faccio i fatti tuoi fino in fondo, hai dovuto pagare per la pubblicazione?

-Non ho anticipato alcuna somma per le spese di pubblicazione, ma ci siamo accordati che fino alla vendita di un certo numero di copie non percepisco alcun compenso.

Che consiglio daresti per chi vuole pubblicare un libro?

-È difficile dare consigli… comunque , se c’è passione e voglia di condividere un proprio pensiero o progetto, perché non osare.. Certo non è facile scrivere un libro, è necessario armarsi di tanta pazienza e dedicare molto tempo alla scrittura e correzione delle bozze.. per questo ultimo aspetto suggerisco la “supervisione” e il coinvolgimento di altre persone con cui confrontarsi sia per quanto riguarda i contenuti che la forma.

Tornando alla promozione del tuo libro, lo consiglieresti come libro didattico, libro leggero, libro da rileggere per lavoro o semplicemente da regalare?

-In origine il libro è stato pensato per gli studenti che frequentano il corso di Pedagogia, ma durante la sua scrittura ho anche pensato a chi già lavora e sente la necessità di riflettere su alcune tematiche che hanno a che vedere con lo sviluppo delle competenze educative, comunicative e relazionali nella pratica assistenziale, riportando oltre alle riflessioni teoriche anche alcuni aspetti tecnico-metodologici.

Chi ti ha sostenuto in questo progetto che vorresti ringraziare?

-Le persone che mi hanno sostenuto sono state tante. Sono riuscito a ringraziarle formalmente anche nel testo, ma poterlo fare anche qui, è sicuramente un piacere.

Grande riconoscenza la esprimo al prof. Piero Bertolini che mi ha sostenuto nel progetto iniziale e mi ha supervisionato i primi capitoli; purtroppo la sua improvvisa scomparsa è avvenuta poche settimane prima che il libro uscisse.

A lui va il mio più sincero affetto.

La mia riconoscenza va anche a Rosaeugenia Pesci che mi ha fornito validi consigli per l’elaborazione del lavoro. Cito anche il prof Angelo Maria Franza che mi ha accompagnato nella scoperta delle mie “latenze pedagogiche” portandomi indirettamente ad avviare il lavoro.

Tutte le persone che mi hanno supervisionato le bozze (Anna, Giovanna e Lucia) sento di dover ringraziare.

Infine, un ringraziamento particolare va a mia moglie il cui appoggio è stato determinante per la riuscita di questa impresa. Visto che siamo ai ringraziamenti, vorrei ringraziare anche te Franco e i colleghi di INFERMIERI ATTIVI che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista e con cui avrei piacere di scambiare opinioni in merito ai temi da me trattati.

Grazie a te per questa chiacchierata conoscitiva, spero di averti presto come visitatore dei nostri forum.

Comunque visto che sei una persona gentilissima fino in fondo, lo dico io:
Un libro è sempre un ottimo regalo per Natale non scade il 27 dicembre ed è buono per tutte le stagioni.

By
Franco

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