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     #  La mente muove il corpo: un approccio interdisciplinare per sconfiggere insieme la kinesiofobia nel percorso di cura

 Scritto da Francesco Bonanno il 29 Agosto 2026. Articolo della categoria: [Infermieri](https://www.infermieriattivi.it/news-infermieri-attivi.html).

  ![paura del movimento](https://www.infermieriattivi.it/images/kinesiofobia-2026.jpg) “*Infermiere, ho paura a muovermi, perché potrei rischiare di farmi male*”.

Questa frase sembra apparentemente semplice, ma nel percorso di cura può nascondere un ostacolo molto più complesso di quanto sembri.

Può pronunciarla il paziente dopo un intervento chirurgico, dopo una caduta, in presenza di dolore persistente, durante il recupero da un evento neurologico o cardiovascolare, oppure dopo un periodo prolungato di immobilità.

A volte la paura riguarda un movimento preciso; altre volte, invece, si estende progressivamente a quasi tutte le attività quotidiane. Il paziente evita di alzarsi dal letto, non vuole caricare su un arto, teme di flettere un'articolazione, rinuncia a camminare senza assistenza oppure chiede continuamente rassicurazioni prima di compiere un movimento. In questi casi il problema non è soltanto fisico.

La persona sta vivendo un conflitto tra ciò che il corpo dovrebbe fare per recuperare e ciò che la mente considera sicuro fare. È qui che entra in gioco la **kinesiofobia**.

#### Che cos'è la kinesiofobia?

Con il termine kinesiofobia si indica una paura eccessiva e persistente del movimento e dell'attività fisica, spesso associata alla percezione di essere vulnerabili al dolore, a una nuova lesione o a un peggioramento della propria condizione \[1\].

Il concetto è strettamente collegato al modello fear-avoidance, secondo il quale l'esperienza dolorosa può essere interpretata come una minaccia e determinare una risposta di paura. Quando la persona interpreta il movimento come pericoloso, può adottare comportamenti di evitamento nel tentativo di proteggersi. Nel breve periodo questa strategia può sembrare efficace: “*Se non mi muovo, non mi farà male*”.

Il problema nasce quando l'evitamento diventa persistente. La riduzione dell'attività può infatti contribuire a decondizionamento, perdita di capacità funzionale e maggiore dipendenza, alimentando ulteriormente la percezione di difficoltà e minaccia associata al movimento \[2,3\].

Il modello fear-avoidance non deve tuttavia essere interpretato come un percorso inevitabile: non tutte le persone che provano dolore sviluppano paura del movimento e non tutti i pazienti con kinesiofobia evolvono verso una condizione di disabilità cronica. La risposta individuale dipende dall'interazione tra fattori fisici, cognitivi, emotivi e ambientali \[2,3\].

La relazione tra paura del movimento e attività fisica è stata osservata in differenti condizioni cliniche. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha evidenziato un'associazione negativa tra fear of movement e livelli di attività fisica in persone con condizioni neurologiche, cardiache, reumatologiche, respiratorie e dolore \[4\].

La kinesiofobia, quindi, non coincide semplicemente con la paura del dolore, ma rappresenta un fenomeno multidimensionale nel quale interagiscono percezione del rischio, esperienza dolorosa, convinzioni personali, stato psicologico, capacità funzionale e contesto sociale.

#### Il circolo vizioso: paura, evitamento e disabilità

Immaginiamo un paziente ricoverato dopo un intervento chirurgico. Il primo giorno riferisce dolore quando prova ad alzarsi. Il paziente interpreta quella sensazione come un segnale di pericolo:

“*Se fa male, significa che sto danneggiando qualcosa*”.

Decide quindi di muoversi il meno possibile.

Il giorno successivo è più rigido, più affaticato e meno sicuro nei cambi posturali; la mobilizzazione diventa quindi ancora più difficile. Questa difficoltà viene interpretata come una conferma della convinzione iniziale:

“*Avevo ragione: non sono ancora in grado di muovermi*”.

E così il ciclo continua:

Questo processo rappresenta uno degli aspetti centrali del modello fear-avoidance descritto nella letteratura sul dolore e sulla disabilità \[2,3\]. Interrompere questo circolo vizioso è quindi uno degli obiettivi del percorso di cura e molti professionisti concorrono nel determinarne il raggiungimento.

#### Quando la protezione rischia di diventare un ostacolo

Nella pratica assistenziale proteggere il paziente è fondamentale. Esistono infatti situazioni nelle quali limitare temporaneamente un movimento è necessario e clinicamente appropriato. Il problema nasce quando tale protezione viene mantenuta oltre il periodo necessario oppure quando il paziente riceve messaggi differenti dai diversi professionisti. Pensiamo a un paziente al quale viene detto: “*Deve muoversi*”.

Poco dopo, però, un altro operatore gli comunica: “*Non si alzi, potrebbe cadere*”.

Vengono così inviati due messaggi apparentemente contraddittori. In assenza di una comunicazione condivisa, è comprensibile che il paziente scelga la soluzione percepita come più sicura, ovvero quella di non muoversi. La gestione della kinesiofobia richiede quindi anche una riflessione sul comportamento dell'équipe. Le convinzioni e gli atteggiamenti degli stessi professionisti sanitari nei confronti del movimento possono infatti influenzare il modo in cui viene affrontato il percorso terapeutico. Una scoping review pubblicata nel 2024 ha evidenziato come le convinzioni fear-avoidance dei professionisti possano influenzare le decisioni terapeutiche e, in alcuni studi, essere associate a una maggiore limitazione dell'attività dei pazienti \[5\]. È importante sottolineare che le evidenze disponibili su questo fenomeno sono ancora limitate e riguardano soprattutto professionisti della riabilitazione e pazienti con dolore muscoloscheletrico. Sono quindi necessari ulteriori studi che coinvolgano l'intera équipe sanitaria e differenti popolazioni cliniche \[5\].

#### L'infermiere: osservare prima di agire

Nel percorso di cura l'infermiere occupa una posizione privilegiata. È spesso il professionista che osserva il paziente durante attività che hanno un significato funzionale concreto: alzarsi dal letto, andare in bagno, sedersi sulla poltrona, cambiare posizione, trasferirsi o camminare per il reparto. È proprio in questi momenti che possono emergere segnali compatibili con una significativa paura del movimento.

Il paziente può:

- evitare spontaneamente determinati movimenti;
- chiedere assistenza anche quando potrebbe svolgere autonomamente una parte dell'attività;
- esprimere paura di cadere o di farsi nuovamente male;
- interrompere il movimento quando compare una sensazione dolorosa;
- ricercare continuamente rassicurazioni;
- sovrastimare il rischio associato all'attività;
- ridurre progressivamente la propria partecipazione alle attività quotidiane.

Riconoscere questi segnali significa poterli condividere tempestivamente con il resto dell'équipe. L'infermiere non deve necessariamente “trattare” la kinesiofobia, ma può contribuire in modo determinante a identificarla, documentarla e favorire un approccio assistenziale coerente con gli obiettivi riabilitativi. La mobilizzazione, inoltre, non dovrebbe essere percepita come un'attività ad appannaggio esclusivo del fisioterapista.

Il movimento fa parte della quotidianità del paziente e, quando clinicamente appropriato e secondo le indicazioni condivise dall'équipe, può essere integrato nelle attività assistenziali. L'obiettivo non è convincere il paziente semplicemente con un: “*Non abbia paura del movimento*”. La paura non scompare perché viene negata. Essa deve essere affrontata attraverso un'esperienza progressiva di movimento sicuro e attraverso una graduale esposizione alle attività temute, adeguando il livello di difficoltà alle capacità della persona e agli obiettivi funzionali \[3,6\]. Il paziente può così sperimentare qualcosa di fondamentale: “*Posso muovermi senza che ciò significhi necessariamente farmi del male*”.

#### L'importanza dell'équipe

La kinesiofobia non nasce esclusivamente dal movimento. Può essere influenzata dall'esperienza precedente di malattia o trauma, dal dolore, dalla paura di cadere, dalla bassa autoefficacia, dall'ansia, dalle convinzioni personali, dal supporto sociale e dal livello di autonomia \[7\].

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sui pazienti con patologie reumatiche e muscoloscheletriche ha evidenziato diverse categorie di fattori associati alla kinesiofobia, tra cui funzione fisica, aspetti psicologici, autoefficacia e supporto sociale \[7\]. È quindi necessario superare una visione esclusivamente biomeccanica. La persona non è un'articolazione da mobilizzare o un muscolo da rinforzare, bensì un individuo che interpreta ciò che gli accade, attribuisce significati alle proprie sensazioni e prende decisioni sulla base delle proprie esperienze. Per questo motivo l'équipe può rappresentare una risorsa decisiva:

- **Medico**: contribuisce all'inquadramento diagnostico e prognostico, identifica eventuali controindicazioni o precauzioni al movimento e definisce il quadro clinico all'interno del quale deve svolgersi la riabilitazione.
- **Infermiere**: osserva il comportamento del paziente durante le attività quotidiane, favorisce la mobilizzazione secondo le indicazioni condivise e rappresenta un importante punto di continuità tra assistenza e riabilitazione.
- **Fisioterapista**: valuta la funzione e le limitazioni al movimento e costruisce un percorso di esercizio progressivo e personalizzato, adattandolo alle capacità, agli obiettivi e alle risposte della persona.
- **Psicologo**: quando la componente emotiva e cognitiva assume un peso rilevante, egli può contribuire a lavorare sulle convinzioni disfunzionali, sull'ansia, sull'autoefficacia e sulle strategie di gestione della paura.

La gestione della kinesiofobia diventa quindi un esempio concreto di presa in carico interdisciplinare, nella quale professionisti differenti contribuiscono, attraverso competenze specifiche, allo stesso obiettivo assistenziale e riabilitativo.

#### Anche le parole curano

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda la comunicazione. Le parole utilizzate dagli operatori possono influenzare il modo in cui il paziente interpreta il movimento e il rischio associato ad esso. La comunicazione è infatti parte integrante dell'intervento clinico, soprattutto quando il paziente presenta convinzioni di minaccia e paura correlate all'attività \[3,5\]. Frasi come: “*Non si muova*”; “*Stia fermo per sicurezza*”; “*Potrebbe farsi male*”, possono essere appropriate in specifiche situazioni cliniche. Utilizzate però senza una precisa indicazione o senza contestualizzare il motivo della limitazione, possono contribuire a rafforzare l'associazione tra movimento e pericolo.

Al contrario, una comunicazione condivisa può aiutare il paziente a sviluppare fiducia: “Il *movimento è importante, ma lo faremo gradualmente e in sicurezza*”; “*Vediamo insieme cosa riesce a fare oggi*”; “*Il nostro obiettivo è recuperare progressivamente la sua autonomia*”; “*Se* *compare una sensazione che la preoccupa, la valutiamo insieme*”.

Non si tratta di sostituire la prudenza con un generico “muoversi sempre”, bensì si tratta di comunicare in modo coerente ciò che il paziente può fare, ciò che deve evitare e soprattutto perché.

#### Dalla paura alla fiducia: un percorso possibile

Gestire la kinesiofobia non significa costringere il paziente a fare ciò che teme. Significa costruire le condizioni affinché possa sperimentare progressivamente che il movimento è possibile e che può essere affrontato in sicurezza.

Un possibile percorso interdisciplinare può essere sintetizzato in cinque passaggi.

1. **Riconoscere**: Osservare i comportamenti di evitamento e raccogliere ciò che il paziente riferisce.
2. **Comprendere**: Indagare che cosa il paziente teme realmente: dolore, caduta, nuova lesione, perdita di controllo o peggioramento della malattia.
3. **Condividere**: Portare l'informazione all'équipe e concordare obiettivi, precauzioni e modalità di mobilizzazione.
4. **Esporre gradualmente**: Proporre attività progressive, significative e compatibili con le condizioni cliniche della persona.
5. **Rinforzare l'autonomia**: Trasformare ogni successo in un'esperienza di autoefficacia.

Questo approccio è coerente con le evidenze disponibili sugli interventi per la kinesiofobia. Una network meta-analysis del 2022, comprendente 31 studi, ha individuato gli approcci multimodali come quelli con maggiore probabilità di efficacia nei pazienti con dolore muscoloscheletrico, pur sottolineando la necessità di considerare anche la componente psicologica \[8\].

Una precedente revisione sistematica e meta-analisi aveva inoltre suggerito una maggiore efficacia degli interventi multimodali rispetto agli approcci esclusivamente fisici o psicologici \[9\]. È quindi più corretto parlare di intervento personalizzato e multimodale piuttosto che di una singola strategia valida per tutti.

#### Valutare la kinesiofobia: quando può essere utile uno strumento

Quando il contesto clinico lo richiede, la paura del movimento può essere approfondita anche attraverso strumenti standardizzati. Tra questi, la Tampa Scale for Kinesiophobia (TSK) è uno degli strumenti più utilizzati per valutare la paura del movimento. Nel corso degli anni ne sono state sviluppate diverse versioni, tra cui TSK-17, TSK-13 e TSK-11.

Una revisione sistematica del 2023 ha evidenziato, per diverse versioni della scala, una buona affidabilità test-retest e una buona consistenza interna nelle popolazioni con dolore muscoloscheletrico \[10\].

Lo strumento non dovrebbe però essere interpretato come un test diagnostico isolato. Il punteggio può aiutare a descrivere la presenza e la rilevanza della paura del movimento, ma deve essere integrato con l'anamnesi, l'osservazione del comportamento, la valutazione funzionale e il contesto clinico. Per l'équipe può rappresentare soprattutto un modo per rendere visibile e condivisibile un problema che altrimenti rischia di rimanere implicito.

#### Non dobbiamo eliminare ogni paura, ma restituire fiducia nel proprio corpo

Un punto importante è distinguere la kinesiofobia dalla normale prudenza. Avere paura dopo una caduta, un intervento chirurgico o un'esperienza dolorosa è umano e comprensibile. La paura può persino avere una funzione protettiva. L'obiettivo dell'équipe non è quindi eliminare qualsiasi percezione di rischio, ma aiutare il paziente a distinguere, nel rispetto delle condizioni cliniche, tra rischio reale e rischio percepito.

Il movimento deve essere sicuro, ma non necessariamente privo di qualsiasi sensazione. Questa distinzione è fondamentale. La kinesiofobia ci ricorda che recuperare una funzione non significa soltanto recuperare forza, articolarità o equilibrio. Significa anche recuperare la fiducia nella possibilità di utilizzare nuovamente il proprio corpo.

Ogni trasferimento, ogni cammino verso il bagno, ogni passaggio dal letto alla poltrona può diventare un'occasione per promuovere partecipazione e autonomia, quando compatibile con le condizioni cliniche della persona. Quando medico, infermiere, fisioterapista, psicologo, OSS e gli altri professionisti condividono lo stesso obiettivo, il paziente riceve un messaggio potente: “*Non sei solo nel tuo percorso. Ti aiutiamo a tornare a muoverti*”.

La mente può frenare il corpo, ma un'équipe che comunica, protegge senza immobilizzare e accompagna senza sostituirsi alla persona può contribuire a trasformare la paura in fiducia. Perché, in fondo, riabilitare non significa soltanto far muovere un corpo. Significa aiutare una persona a sentirsi nuovamente capace di muoverlo.

#### Bibliografia

1. Knapik A, Saulicz E, Gnat R. [Kinesiophobia - introducing a new diagnostic tool](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3592098/). J Hum Kinet. 2011 Jun;28:25-31. doi: 10.2478/v10078-011-0019-8. Epub 2011 Jul 4. PMID: 23487514; PMCID: PMC3592098.
2. Vlaeyen JWS, Linton SJ. [Fear-avoidance and its consequences in chronic musculoskeletal pain: a state of the art](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10781906/). *Pain*. 2000;85(3):317-332. doi:10.1016/S0304-3959(99)00242-0
3. Vlaeyen JWS, Crombez G, Linton SJ. [The fear-avoidance model of pain](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27428892/). *Pain*. 2016;157(8):1588-1589. doi:10.1097/j.pain.0000000000000574
4. Goubran M, Farajzadeh A, Lahart IM, Bilodeau M, Boisgontier MP. [Relationship Between Fear of Movement and Physical Activity in Patients With Cardiac, Rheumatologic, Neurologic, Pulmonary, or Pain Conditions: A Systematic Review and Meta-Analysis](https://academic.oup.com/ptj/article/105/6/pzaf050/8106836). *Physical Therapy*. 2025;105(6). doi:10.1093/ptj/pzaf050.
5. Doutre L, Beaumier M, Parent AA, Talbot S, Tremblay M. [Kinesiophobia among health professionals' interventions: a scoping review](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39184383/). *PeerJ*. 2024;12:e17935. Published 2024 Aug 22. doi:10.7717/peerj.17935
6. Jadhakhan F, Sobeih R, Falla D. [Effects of exercise/physical activity on fear of movement in people with spine-related pain: a systematic review](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37575449/). *Front Psychol*. 2023;14:1213199. Published 2023 Jul 27. doi:10.3389/fpsyg.2023.1213199
7. Ding X, Li D, Zhang J, Wang S, Luo Z, Wu Z. [Factors associated with kinesiophobia in patients with rheumatic and musculoskeletal diseases: A systematic review](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41456729/). *Joint Bone Spine*. 2026;93(4):106029. doi:10.1016/j.jbspin.2025.106029
8. Huang J, Xu Y, Xuan R, Baker JS, Gu Y. [A Mixed Comparison of Interventions for Kinesiophobia in Individuals With Musculoskeletal Pain: Systematic Review and Network Meta-Analysis](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35846681/). *Front Psychol*. 2022;13:886015. Published 2022 Jun 29. doi:10.3389/fpsyg.2022.886015
9. Xu Y, Song Y, Sun D, Fekete G, Gu Y. [Effect of Multi-Modal Therapies for Kinesiophobia Caused by Musculoskeletal Disorders: A Systematic Review and Meta-Analysis](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33339263/). *Int J Environ Res Public Health*. 2020;17(24):9439. Published 2020 Dec 16. doi:10.3390/ijerph17249439
10. Dupuis F, Cherif A, Batcho C, Massé-Alarie H, Roy JS. [The Tampa Scale of Kinesiophobia: A Systematic Review of Its Psychometric Properties in People With Musculoskeletal Pain](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36917768/). *Clin J Pain*. 2023;39(5):236-247. Published 2023 May 1. doi:10.1097/AJP.0000000000001104
11. Neblett R, Hartzell MM, Mayer TG, Bradford EM, Gatchel RJ. [Establishing clinically meaningful severity levels for the Tampa Scale for Kinesiophobia (TSK-13)](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26516705/). *Eur J Pain*. 2016;20(5):701-710. doi:10.1002/ejp.795
12. Vlaeyen JWS, Kole-Snijders AMJ, Boeren RGB, van Eek H. [Fear of movement/(re)injury in chronic low back pain and its relation to behavioral performance](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8657437/). *Pain*. 1995;62(3):363-372. doi:10.1016/0304-3959(94)00279-N

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- Ultimo aggiornamento il 29 Agosto 2026.

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- [ KTU](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/ktu.html) 3
- [ SIMI](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/simi.html) 2
- [ ICM infermiere case manager](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/icm-infermiere-case-manager.html) 8
- [ reperibilità](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/reperibilita.html) 3
- [ Master](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/master.html) 69
- [ saturimetro](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/saturimetro.html) 2
- [ straordinari](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/straordinari.html) 5
- [ trasfusione](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/trasfusione.html) 13
- [ Calabria](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/calabria.html) 11
- [ stravaso](https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/lista-tags-2/stravaso.html) 4

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