Il 5 dicembre sono state deliberate le indicazioni regionali, "Case della Salute: indicazioni regionali per il coordinamento e lo sviluppo delle comunità di professionisti e della medicina d'iniziativa".

Il documento è stato pubblicato sul BUR Emilia-Romagna ed il primo punto del documento da un idea del lavoro che in regione hanno fatto in questi anni e riporto:

 

Le finalità delle nuove indicazioni regionali

L’esperienza maturata Sono passati 6 anni dalla istituzione formale delle Case della Salute in Emilia-Romagna, avvenuta nel 2010 (DGR 291/2010), ed oggi sono 84 le Case della Salute funzionanti con una popolazione di riferimento pari al 43% dei 4 milioni e 500 mila abitanti dell’Emilia-Romagna.

Il monitoraggio regionale, avviato dal 2011, delle esperienze di sviluppo delle Case della Salute ha permesso di comprenderne i punti di forza e di criticità. Un contributo fondamentale nella comprensione delle priorità future di sviluppo delle Case della Salute è stato offerto dal confronto locale, con tutti gli attori coinvolti nella realizzazione delle Case della Salute, e regionale, attraverso un ampio confronto con diversi ambiti istituzionali e parti sociali.

Questi primi 6 anni di sviluppo delle Case della Salute si sono caratterizzati per almeno quattro aspetti.

In primo luogo, per una focalizzazione sugli aspetti strutturali e sul sistema di offerta delle Case della Salute, o, detto in altri termini, per una maggiore attenzione al “luogo”, all’hardware, più che al “modo” di funzionamento, al software.

In secondo luogo, per la crescente variabilità delle esperienze di sviluppo delle Case della Salute. Tale variabilità è espressione diretta dell’adattamento delle singole Case della Salute alle specificità del territorio ed ai bisogni delle comunità che in esso vivono; essa offre, inoltre, l’opportunità per comprendere quali aspetti occorre migliorare per lo sviluppo futuro delle Case della Salute.

In terzo luogo, per un orientamento più focalizzato allo sviluppo di Case della Salute con livelli diversi di complessità a seconda dei bisogni della popolazione di riferimento, complessità non strettamente riconducibile alla originaria classificazione proposta nelle indicazioni regionali del 2010: piccola, media, grande. Con tale complessità non viene inteso solo l’insieme e le caratteristiche dei servizi e delle funzioni presenti nella Casa della Salute, ma soprattutto il livello di coordinamento e di integrazione tra gli stessi (programmi/percorsi assistenziali integrati/équipe multiprofessionali e interdisciplinari).

In quarto luogo, per la presenza in alcuni ambiti distrettuali di una rete integrata di Case della Salute, simile al modello organizzativo Hub&Spoke, già utilizzato in Emilia-Romagna per l’assistenza ospedaliera.

Questo modello di rete integrata di Case della Salute si caratterizza per la presenza di Case della Salute a bassa complessità distribuite capillarmente nel territorio aventi come riferimento Case della Salute a media/alta complessità.

Non ultimo, si evidenzia come le Case della Salute siano state realizzate all’interno di strutture con finalità diverse, incluso ex-scuole, ex-teatro. La maggior parte delle Case della Salute a media/alta complessità e gli Ospedali di Comunità sono stati realizzati come riqualificazione di strutture 4 ospedaliere, di base e di I livello (secondo classificazione DM 70/2015), oppure all’interno di strutture ospedaliere ancora funzionanti.

Le Case della Salute come processo di cambiamento dell’assistenza territoriale

Il percorso di sviluppo delle Case della Salute dell’Emilia-Romagna si colloca nell’ambito di un più ampio processo di riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, ospedaliera e territoriale, e socio-sanitaria, per migliorare l’appropriatezza e la continuità della risposta ai bisogni della popolazione regionale.

Questo processo richiede un profondo cambiamento culturale, non solo delle organizzazioni e dei professionisti, ma anche della popolazione stessa, che continua a riconoscere nell’ospedale il punto di riferimento per la risposta ai propri bisogni. Con le Case della Salute la Regione intende realizzare, in modo omogeneo su tutto il territorio regionale, strutture che possano essere un punto di riferimento certo per i cittadini, dove trovare risposta alla maggior parte dei bisogni, attraverso la garanzia dell’accesso e della presa in carico, in integrazione con i professionisti del sociale. In particolare, le Case della Salute intendono qualificarsi come strutture facilmente riconoscibili e raggiungibili dalla popolazione di riferimento, per l’accesso, l’accoglienza e l’orientamento del cittadino.

In esse operano comunità di professionisti (équipe multiprofessionali e interdisciplinari), secondo uno stile di lavoro orientato a programmi e percorsi integrati, tra servizi sanitari (territorio-ospedale), e tra servizi sanitari e sociali.

Le Case della Salute sono un nodo della più ampia rete di offerta dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, e al tempo stesso sono parte integrante dei luoghi di vita della comunità locale. Infatti, attraverso i concetti di “casa” e di “salute”, di cui l’assistenza sanitaria rappresenta solo uno dei determinanti (e non tra i più importanti), si intende porre al centro la comunità, nelle sue varie forme: pazienti, caregiver, associazioni di pazienti e cittadini.

Le Case della Salute possono diventare parte integrante dell’identità della comunità, un luogo di partecipazione e di valorizzazione di tutte le risorse della comunità, in cui si possa sviluppare empowerment.

Non ultimo, le Case della Salute esprimono appieno gli attuali orientamenti europei e nazionali relativi allo sviluppo dell’assistenza territoriale (DG SANCO, 2014; Legge n. 189/2012; Patto per la Salute 2014-2016).

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Le finalità delle indicazioni regionali

Queste nuove indicazioni regionali sulle Case della Salute, a distanza di 6 anni dalle prime, intendono dare maggiore concretezza a quella integrazione orizzontale che è il vero valore aggiunto delle Case della Salute.

Per integrazione orizzontale si intende la collaborazione, la partecipazione, la condivisione di obiettivi e azioni tra tutti i protagonisti che concorrono alla progettazione e realizzazione delle Case della Salute, nel rispetto delle specifiche competenze di ciascuno: medicina convenzionata (medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali), dipartimenti territoriali (sanità pubblica, cure primarie, salute mentale e dipendenze patologiche) e ospedalieri delle Aziende Sanitarie, Servizio Sociale Territoriale, la comunità nelle sue diverse forme singole e associate (paziente / caregiver / associazioni di pazienti / Comitati Consultivi Misti, associazioni di cittadini, singoli cittadini, e altro).

In particolare, l’obiettivo di queste nuove indicazioni è definire un insieme di elementi organizzativi e assistenziali a supporto del coordinamento delle attività, soprattutto nelle Case della Salute a media/alta complessità, della presa in carico della persona secondo il paradigma della medicina d’iniziativa, e della attivazione di percorsi di prevenzione e cura multidisciplinari.

I contenuti di queste indicazioni regionali sistematizzano, per la gran parte, le “buone prassi” maturate in questi anni nei singoli territori.

 

Il BUR Emilia-Romagna (LINK)

Allegato: Case per la Salute indicazioni regionali

LINK documento scaricabile da I-A

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