Il tariffario per infermieri è stato abolito dalla legge nr. 248 del 04.08.2006 noto come decreto Bersani e la Federazione Nazionale e i collegi infermieri hanno recepito l'informazione passata per passaparola e hanno tolto dai siti i tariffari minimi.

L'articolo responsabile è il seguente, a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;  ... e quindi?

 

 

L'articolo 2 della legge riporta (LINK):

 

Art. 2.

Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali

 

1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonche' al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decretosono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali:


a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;


b) il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonche' il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto e' verificato dall'ordine;


c) il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.


2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonche' le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale. Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali.


2-bis. All'articolo 2233 del codice civile, il terzo comma e' sostituito dal seguente:

«Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali».


3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali, entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.

La legge 248/2006 disponibile al link da delle indicazioni su tutto e niente dato che non entra nel dettaglio delle questioni che tratta ma semplicemente si intromette in rapporti commerciali a diverso livello e per diverse specialità senza dare alternative.

 

Ma perchè hanno fatto questa legge, l'art.1 riporta:

1. Il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale, e' convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

L'obiettivo di questa legge è fallito.

Ma ha ottenuto che dal 2007 tutti i nomenclatori tariffari sono stati rimossi dai siti dei collegi IPASVI.

Per il libero professionista la voce era non c'è più il nomenclatore tariffario adesso sono fatti tuoi e i collegi hanno tirato i remi in barca e lasciato alla deriva gli infermieri libero professionali.

Situazione che esiste ancora oggi.

Ma se prendete un taxi forse non vi dice cosa costa o dovete trattare tutte le volte, se chiedete un preventivo per la pulizia delle scale che forse non ha le idee chiare di cosa chiedere, allora che senso ha una frase del genere:

.....sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali:..... a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

Neanche la donna delle pulizie lavora senza un tariffario io come infermiere trovo un abbandono da parte degli organi istituzionali che sono deputati a tutelarmi.

Forse abrogare il nomenclatore nell'ottica di favorire il rilancio economico ha un senso, ma richiede che il mio collegio conosca, abbia cognizione di causa su aspetti economici basilari.

I committenti più importanti per i liberi professionisti sono le case di cura private che assumono pagando a ore.

Di conseguenza l'infermiere libero professionista è economicamente in concorrenza con l'infermiere dipendente che se ha uno stipendio netto di 1500 euro costa 24 euro/ora.

Nel libero mercato ai privati, l'infermiere è in concorrenza con le ASL che offrono servizi pagati con le nostre tasse.

Infine la libera professione è in concorrenza con se stessa, per i neolaureati che hanno un regime fiscale agevolato e i vecchi liberi professionisti che si trovano ad accettare anche 250-300 ore al mese perchè sanno che appena scade il contratto il rinnovo non è garantito.

Se aveva senso abrogare il nomenclatore tariffario perchè doveva favorire la ripresa economica questo principio ha fallito.

La dinamica su cui si reggeva la libera professione fino al 2008 circa, era che i neolaureati venivano assorbiti dalle ASL con i concorsi pubblici e quindi il committente, la casa di cura privata aveva la sicurezza data dai liberi professionisti pronti a coprire i doppi turni.

 

Lo so che dico delle ovvietà e in modo disordinato, ma ci sono voluti alcuni anni perchè i primi collegi se ne accorgessero, che ascoltassero la voce degli infermieri che la situazione era insostenibile.

Altre due ovvietà e poi concludo:

-non ho trovato delle sanzioni di legge, forse sono in un altro articolo, ma non ho trovato una sanzione seria al non rispetto della legge anticrisi, 248/2006,

-Monti e Bersani per qualche motivo hanno pensato che invece i giornalisti sono più meritevoli e invece per loro hanno deciso d'ufficio un tariffario che sia equivalente ai colleghi assunti, (LINK)

 

 

Io ho lasciato la libera professione definitivamente per questa situazione di incertezza, però i neolaureati hanno bisogno di aiuto, lavorare con il regime dei minimi vuol dire avere dei committenti che ti pagano meno e di conseguenza si versano dei contributi irrisori e di questo l'ENPAPI ne è consapevole e aumenterà la percentuale dei contributi per arrivare a versare fino al 20% del fatturato (fra le varie voci).

Sono necessarie alcune indicazioni semplici da ricetta da cucina:

-Serve un coordinamento nazionale, ci sono collegi che non espongono un tariffario, altri che hanno quello del 2002, altri che propongono tariffe massime e altri tariffe minime. Per adesso si sta muovendo la lombardia che

-Serve una tariffa minima condivisa, è importante per il libero professionista sapere che se accetta lavori a meno di 24 euro/ora è in concorrenza al ribasso con l'infermiere dipendente.

-Serve un associazione che coordini i liberi professionisti con p.iva verso le altre forme come gli studi associati e le coop, ACILPIA ha iniziato una sua attività l'anno scorso e sono al lavoro.

 

Non riesco ad essere d'accordo con chi dice che la libera professione è un opportunità, adesso è una necessità per sopravvivere e se può tornare ad essere un lavoro dignitoso.

Il collegio di COMO si è mosso e nel suo tariffario proponeva un minimo di 31 euro per l'assistenza diretta (LINK al pdf) che è un aggiornamento dei 23 euro del 2002, ma tutta la Lombardia si sta muovendo in questa direzione LINK1, LINK2 e spero che facciano da esempio e possano ridare una dignità economica alla nostra professione.

 

 

 

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La ricettina semplice

156 ore a 31 euro fanno =4836 lordo mensile

4836x10 mesi=48360 10 mesi è il periodo che si lavora fra chiusure, ferie e malattie

48360/2=24180 si presume un importo netto del 50% ma potrebbe essere inferiore.

24180/13=1860 euro mensili

31 euro/ora per l'assistenza diretta è un importo rispettoso.

 

 

 

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