La crisi è una situazione di deterioramento, di incrinatura, di sconvolgimento da una situazione precedente che si credeva stabile o "in armonia", la nostra professione è in una crisi profonda e dopo anni di segnali forti, adesso ci si rende conto solo della crisi del lavoro.

Il lavoro e la professione sono in una crisi fortissima e non si può che ripercuotere sui valori della nostra professione?

Questa crisi parte da lontano da una storia che è articolata e se si entra nel dettaglio ci si perde.

Possiamo solcarla a grandi falcate se viene narrata come una favola una storiella dei decenni che hanno visto i cambiamenti più importanti per la nostra professione.

Considerate il racconto che segue come la favola di un vecchio infermiere e nulla più.

Erano gli anni 80, si lavorava per protocolli, ordini scritti e firmati dalle direzioni o da chi per loro, eravamo decisi e schierati forse un poco militarizzati ma quegli ordini erano impraticabili, per diversi motivi:

protocolli generalisti che riguardavano tutte le specialità ospedaliere, ma ogni reparto ha le sue caratteristiche,

protocolli troppo dettagliati, potete scrivere come avvitare una vite nel modo migliore del mondo e scoprire che chi legge non ha idea di cosa fare, eppure basta 1 secondo per insegnarlo,

protocolli non aggiornati, supponevano la stabilità del sistema, che invece ogni mese cambiava qualcosa, un materiale nuovo o un servizio o una normativa.

Quindi la logica dei protocolli si eradicò profondamente per poi trasferirsi a fatica in quella dell'accreditamento.

Negli anni 90 ci fu la comparsa del modello di accreditamento traslato dalle iso 9000, questo in Emilia Romagna e poche altre regioni, alcune regioni italiane lo stanno attuando adesso.

Il cambiamento epocale del processo di accreditamento era che gli infermieri di reparto finalmente scrivevano nero su bianco le proprie procedure cosa facevano in pratica e quali risultati avevano, cercando di capire perchè e come migliorarsi.

Negli anni 90 c'era poi un grande conflitto professionale fra i conservatori del protocollo infermieristico tutta la vita e la procedura, quindi la grande e inutile discussione di quegli anni fra chi viene prima, l'uovo o la gallina.

Nel 2000, sopravvissuti al baco del millennio, l'infermieristica doveva vedere il suo rinascimento eravamo nell'era dell'infermieristica scientifica o almeno ci credevamo.

Nel 2000 internet era negli ospedali e c'era una diffusione e l'accesso ai database biomedici, c'era la diffusione di una metodologia di valutazione degli articoli scientifici chiamata EBM/EBN/EBP, metodologia che doveva creare un ampio bacino di utenza per la lettura critica degli articoli.

Il 2000 aveva visto anche l'emergere del sistema ECM quindi la formazione obbligatoria (che era obbligatoria da decenni ma tutti la ignoravano) aveva avuto uno stimolo importante e consentiva agli infermieri di uscire dal luogo di lavoro e scoprire che i congressi non erano solo per un elitè medica.

Nella prima decade del 2000 c'è stato anche il consolidamento di un sistema di dirigenti infermieristici sistema che non poteva avere forza se non veniva da una formazione universitaria e il passaggio è avvenuto.

Se negli anni 90 il processo di accreditamento doveva dare voce agli infermieri di reparto e nella prima decade del 2000 vedersi un consolidamento della nostra forza professionale questo non è avvenuto.

Cosa è successo?

Da un lato i dirigenti hanno avuto un ruolo importante in sanità, riconoscimento culturale, professionale ed economico, riconoscimento dovuto per un impegno costante nel lavoro che acquisiva informazioni dal mondo manageriale e le mediavano e trasformavano per metterle in pratica in sanità... (che sviolinatà però è così).

Dall'altro lato gli infermieri annoiati dalla routine, dalla mancanza di riconoscimenti/sbocchi economici, dall'aumento progressivo del carico di lavoro e dalla mancanza di innovazione culturale erano bloccati e immobili.

Si come infermieri non siamo soggetti che producono cambiamenti ma li subiamo.

Subiamo perchè siamo lavoratori, siamo un costo, siamo dei fannulloni a cui dare sempre più lavoro e se obiettiamo non abbiamo voce in capitolo perchè di sicuro qualcuno avrà scritto due righe in una linea guida e dobbiamo tacere.

Eppure non ci sono articoli scientifici utili per gli infermieri, oggi ci sono tanti articoli copia/incolla che raccontano dei loro metodi statistici e di autori che non hanno un idea di cosa stanno facendo ma se sono utili vengono presi e portati sull'altare della verita nella chiesa delle linee guida.

Questo per un processo anomalo della nostra professione, mentre le scienze vere pensate alla fisica analizzano in dettagli le cose e le scompongono le criticano e fanno battaglie importanti sui modelli perchè dai quei modelli dipende il loro lavoro il loro prestigio.

Sarebbe facile dare la colpa agli altri, al mondo che ci circonda, ma il mondo cresce ed evolve sulla base delle nostre richieste e se non ne abbiamo ce le impone.

Come infermieri di reparto non siamo esigenti, non analizziamo, non  classifichiamo nulla, non critichiamo, accettiamo tutto e poi facciamo come possiamo con quello che abbiamo.

E siamo bravi in questo.

Nessuno ti chiede il perchè e di solito te lo chiede chi non ci sta lavorando e nella discussione finisce che ti racconta che lui è bravo e sa tutte le linee guida e quindi si perde la voglia di raccontarsi.

Crisi di contenuti vissuta anche nelle università, hanno solo modificato il cartello con scritto scuola regionale, dove gli studenti di infermieristica devono imparare a fare i letti e l'igiene al paziente, quindi sono pronti per sostituire un OSS.

In questo contesto, quando nel 2010 Monti ha tagliato 30.000 posti letto e alzato l'età pensionabile dove metti tutti gli infermieri in surplus?

Dal 2010 era chiaro che tagliando tutti quei posti letto c'erano almeno 15000 infermieri da ricollocare, 2000 coordinatori e tanti dirigenti e quindi di infermieri non ne sarebbero serviti più almeno per oltre 5 anni... delirio?

No non deliro nel mio favoleggiare ma è semplice matematica da prima elementare.

Proroghi di 2-3 anni le pensioni e quindi per 2-3 anni non servono infermieri, ne devi ricollocare 15.000 quindi hai gli organici pieni in tutti i reparti.

Prima di fare un concorso per assumere e rimpiazzare un dipendente da un reparto passano almeno 2 anni.

Quindi superiamo i 5 anni e ogni anno si laureano oltre 10.000 infermieri, nurse24 riporta che a Brescia ci sono oltre 10.000 iscritti e sarà durissima.

Ma in un contesto di tagli del personale ordinato dallo stato, recipito dalle regioni e messo in pratica dalle ASL perchè assumono interinali e collaborazioni con i privati, studi associati e libero professionisti?

Costano di meno?

No non costano di meno costano di più.

Si l'outsourcing o l'esternalizzazione costa di più lo sanno Renzi il senatore Annalisa Silvestro e quindi possiamo dire tutti e il motivo è semplice, in questi hanni i sindacati hanno collaborato nella riduzione dei costi del lavoro dei dipendenti, per favorire l'occupazione, ma senza successo, banalmente penso due cose:

-prendere dipendenti da un agenzia interinale costa di più perchè l'ASL paga tutto, mentre con il dipendente può usare diverse scuse e accantonare soldi in ore di ferie, di straordinari e permessi,

-l'altra cosa è la logica amministrativa, assumere un interinale nel bilancio non corrisponde ad avere un dipendente, ma equivale ad avere un servizio, quindi la voce di bilancio ha un altro nome che si chiama "beni e servizi".

Un escamotage, una presa in giro?

Non so, ma chi parla di 30.000 disoccupati forse è ottimista dato che quest'anno si sono iscritti in 20.000 alla laurea di infermieristica e con quale scopo e quali numeri hanno consentito l'aumento del numero chiuso?

Solo per non mandare in crisi l'università?

Oggi ci sono tanti colleghi disoccupati una situazione inimmaginabile, io ero libero professionista e ascoltando i colleghi apocalittici di foruminfermieri.it che ne parlavano e sono diventato dipendente ma cosa farei oggi?

Sicuramente uno o due master online, perchè non si sa mai e sicuramente darebbero quel punticino in più semmai passassi un concorso.

Poi è necessario uscire dall'egocentrismo professionale e riscoprire il cliente al centro, chiede un servizio, si fa e si viene pagati, il cliente poi è fonte di lavoro, l'aspetto relazionale è importantissimo e lo sanno bene i colleghi che aprono studi associati e cooperative, il problema è che il livello economico si è abbassato.

All'abbassamento della retribuzione dell'infermiere corrisponde anche un abbassamento di valori, lo sanno bene quei clienti che cercano infermieri per lavorare a domicilio come colf e se uno/a accetta ha il mio rispetto.

Chi lavora deve essere rispettato e basta.

Il lavoro è futuro e chi lavora e si trova ad accettare qualcosa che non gli piace va rispettato e basta.

In pochi anni raggiungeremo un 10% di disoccupati e forse è necessario rinforzare un coordinamento nazionale che passi dai collegi per aiutare i neolaureati a proporsi nel mondo del lavoro, sia da un lato commerciale di marketing ma anche dal lato tecnico con una conoscenza solida delle tecniche di base.

Spero, in questa favola visionaria da vecchio infermiere, di aver reso l'idea che il nostro mondo professionale è frammentato ha diverse forze in gioco e purtroppo manca ancora quella più importante, l'infermiere.

 

 

Franco Ognibene

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