Oggi fare l'infermiere vuol dire lavorare in un sistema complesso, guardando il tutto con la lente d'ingrandimento l'unità minima è dato da due persone l'infermiere e il suo assistito, allargando il campo come se stessimo guardando il mondo da un enorme microscopio ci accorgiamo che tutto si complica, l'infermiere lavora in un equipe, in un reparto in un unità operativa e i flussi di informazioni arrivano da lontano.

E il tutto inizia all'università...

 

Dell'università ne parlo alla fine.

L'infermiere è un lavoro si marca il cartellino, si fa quello che ti dicono si smarca, si va a casa e si pensa a come passare la serata, per tanti giovani questo è il senso di fare l'infermiere e va bene così, siamo ancora in un paese libero.

Però non vedono tutto ciò che gli ruota attorno e non capiscono perchè perdono delle opportunità o quali sono i cambiamenti, oppure li accettano passivamente facendo anche cose sbagliate pur di non discutere.

Altri discutono si impuntano e sono le famose pecore nere del gruppo di lavoro che poi quando ufficialmente hanno ragione diventano eroi.

Quanti sistemi di relazioni sono in azione durante la nostra attività, e per sistema intendo uno scambio di informazioni di dati tra noi e un altro quindi un sistema relazionale di comunicazione che ha caratteristiche proprie.

Io ne identificherei alcuni:

infermiere, assistito,

infermiere, equipe,

infermiere, direzione aziendale,

infermiere, cultura professionale.

Il sistema infermiere assistito, il ricoverato o il paziente ha subito delle variazioni importanti causate dai mass media e dall'informazione in generale.

15-20 anni fa c'era l'abitudine da parte di alcuni ricoverati di lasciare il classico pacchetto di caffè, per riconoscenza, un atto spontaneo che chiudeva un rapporto umano con un ringraziamento formale per quelle attenzioni umane che erano spontanee. Attenzione esisteva anche allora che dava regali per corrompere, per avere più attenzioni del vicino, ma erano pochi e "disprezzati".

Poi il primo caso fu Poggiolini, questo aveva i miliardi nel divano e la sua fama di corrotto si è sparsa a tutta la sanità, quindi per distinguersi tutti rifiutarono di accettare anche il pacchetto di caffè e un atto umano di cortesia diventò un atto di offesa e insulto per la professione infermieristica.

Alla fa faccia di tutte le teorie di compliance e comprensione del paziente ho visto colleghi far piangere pazienti anziani che insistevano a voler dare come riconoscimento il classico pacchetto di caffè.

Altri eventi che negli anni hanno avuto il loro peso sono il tribunale dei diritti del malato che ha messo in evidenza che la sanità non faceva solo bene, il caso del dott.Di Bella e la campagna per la libertà di cura.

In questo sistema relazionale infermiere assistito si sono percepiti i fattori esterni dovuti ai mass media oggi internet è un fattore che influenza molto l'assistito che è acculturato, legge belle cose su internet e non capisce ma pretende che le cose vadano come ha letto.

Ma esistono anche fattori interni, negli anni la comparsa dell'URP con i questionari di qualità che giudicano il reparto dal cibo, e non possono distinguere che ci sono ed esistono ricoverati che sono dei caratteriali, ma hanno influenzato, positivamente o negativamente il rapporto infermiere, paziente.

Ma l'infermiere in reparto non lavora da solo, ma in team, l'equipe determina i risultati di una buona assistenza, il singolo è importante ma il risultato finale dipende da tutti.

Nell'equipe portiamo il nostro vissuto a casa, questo è innegabile, rifiutarsi di accettarlo porta a dei conflitti inspiegati, se li si riconosce forse ci si può controllare.

Nell'equipe c'è un coordinatore che da la sua impronta all'organizzazione dell'assistenza e al livello che deve essere erogata, facendo da mediatore con le risorse che l'azienda gli mette a disposizione.

Una volta l'equipe aveva due punti di riferimento, la capo sala e il primario con l'obiettivo di dare assistenza, questo lo troviamo ancora negli ospedali piccoli, le ASL moderne hanno realtà complesse.

L'equipe infermieristica è integrata con un organizzazione che fa capo a diversi gruppi ospedalieri di prevenzione, infezioni, dolore, lesioni da decubito e poi tutor.

Questi gruppi specializzati sono entrati nell'ultimo decennio nella realtà del team e ne influenzano l'attività con un aggiornamento delle informazioni sul reparto, e con una formazione mirata.

Il rapporto team infermieristico e gruppi è stretto dato che componenti del team sono nei gruppi e quindi in passaggio di informazioni è duplice.

Un sistema più complesso e spesso ignorato è quello infermiere azienda o direzione sanitaria.

L'azienda ha un organizzazione in continua evoluzione ma noi la percepiamo nell'ufficio personale, a fine mese con la busta paga, e meno nella direzione infermieristica.

Questo sistema è complesso e meno noto ha regolamenti e decisioni che magari sono partite anni prima con un accordo sindacale.

Nella vita lavorativa l'infermiere interagisce ed interagirà con la direzione ospedaliera, direzione infermieristica e i sindacati ogni azienda sanitaria ha una realtà a sè e quindi è necessario chiedere prima di agire per non trovare i nostri progetti delusi.

L'ultimo ma non meno importante è il sistema infermiere e cultura professionale.

La cultura professionale vede diversi attori, i collegi, la federazione, le associazioni, i gruppi, le riviste e le università.

Malgrado la presenza di tanti attori la divulgazione delle informazioni libera e completa ha ricevuto una grossissima contrazione con la chiusura della rivista cartacea l'infermiere il danno deriva da noi dato che la lettura di un articolo su internet è spesso sbrigativa e poi anche dal fatto che il sistema collegi e federazione non hanno un database comune di tutti gli articoli che vengono pubblicati che anche se non scientifici sono una risorsa importante.

Una cultura professionale libera e non filtrata viene data solo da pochi siti italiani, i-nurse.it, piagadadecubito.it e pochi altri.

Per avere un approfondimento è necessario fare corsi di formazione e master.

La nostra cultura professionale ha delle grosse lacune, non c'è un analisi critica, non c'è ricerca di base.

Data un informazione non siamo in grado di analizzarla in modo critico e rifiutarla se sbagliata, basta che sia pubblicata in una qualsiasi rivista anglosassone e diventa legge in tutta Italia trovando anche accaniti fan, abbiamo una sottomissione culturale storica che non riusciamo a superare.

Nemmeno l'avvento dell'EBN in Italia che ha già 10 anni ha potuto stimolare una discussione e un confronto sulle raccomandazioni sbagliate, che ci sono hanno studi che le sfatano ma dato che è stata pubblicata una cosa, vuoi mai smentirla, questo non è il modo di fare di una cultura scientifica.

L'infermiere si forma all'università, c'è bisogno di infermieri ma non ne vengono formati a sufficienza, anzi hanno ridotto i posti a favore dei medici che sono troppi, ma continuano a mettere sempre più posti.

Perchè?

Ma per il semplice motivo che forse qualcuno si potrebbe domandare perchè si chiama facoltà di medicina se gli studenti in maggior numero fanno professioni sanitarie, quindi o cambiano nome alla facoltà o riducono gli infermieri e così è stato.

La cultura professionale può nascere e progredire sono se c'è uno scambio di dati di informazioni, le associazioni si impegnano e fanno progetti importanti, ma dovrebbero essere supportate dalle università.

Vorrei sapere se oggi i finanziamenti per i progetti di ricerca sono suddivisi fra i corsi in modo proporzionale agli iscritti oppure se l'area medica ha qualche cosa in più.

Il futuro dell'infermiere nei prossimi decenni deve passare attraverso una formazione ed una ricerca universitaria propria in una facolta delle professioni sanitarie o di infermieristica che faccia ricerca e coordini progetti per sviluppare il sistema infermiere, assistito.

Il sistema infermiere assistito deve tornare anche nei progetti dell federazione che dopo l'impegno ha sviluppare modelli manageriali deve rendersi conto che il patrimonio culturale accumulato dall'esperienza si perde perchè non c'è nessuno a cui raccontarlo e gli standard della ricerca clinica spesso sono chiusi su se stessi per non far accedere nessun altro.

Un infermiere, tanti infermieri hanno informazioni proprie dettate dall'esperienza (la ricerca scientifica è analisi di esperienze reali) che andrebbero analizzate e catalogate per produrre studi e ricerche utili al sistema infermiere/assistito.

Solo una base forte tiene su una piramide.

 

 

Franco Ognibene

 

Pin It