Il tirocinio è un momento molto importante nel percorso di formazione, sia perché permette di vivere direttamente la vita dentro un ospedale, sia perché permette allo studente di mettere in atto quelle competenze tecniche e teoriche che si sono apprese durante le lezioni.

La laurea in infermieristica prevede 1500 ore di tirocinio curricolare, che sono obbligatorie e da espletare presso le strutture messe a disposizione per la formazione degli studenti da parte del SSN.

Il primo anno le ore di tirocinio sono inferiori rispetto alle ore del 2^ e 3^ anno e di solito, viene assegnato allo studente il turno diurno ( mattina-pomeriggio); dal 2^ anno invece, si entra a pieno regime facendo il turno h 24 in modo tale che lo studente abbia la possibilità di fare anche le notti e quindi di vedere una diversa realtà del lavoro degli infermieri.

Dopo questa breve introduzione, arriviamo al dunque: per molti studenti il tirocinio è il momento più bello del percorso, mentre per altri il momento più critico. Quando si entra per la prima volta in un reparto l'ansia e la paura di non essere adeguato si fanno sentire, ma come del resto penso sia normale per chi non ha mai avuto a che far con i pazienti, i colleghi, e soprattutto con la salute delle persone.

In questo particolare momento il Tutor acquisisce un ruolo fondamentale: aiutare lo studente ad entrare nell'ottica del reparto e affiancarlo per potergli permettere di svolgere quelle tecniche e quelle competenze che sono state insegnate fino ad ora.

Il tutor diventa il compagno di tirocinio, colui che è al fianco dello studente e si prende la responsabilità di formare e seguire lo studente nel percorso formativo con la stipulazione di obbiettivi da raggiungere e con la conseguente valutazione finale con la quale ci si presenterà all'esame tecnico-pratico di tirocinio in sede universitaria.

Ora, però voglio essere sincera..alzi la mano chi almeno una volta è stato trattato come “peso” o “snobbato” in quanto studente, oppure semplicemente sia stato demotivato da quelle stesse persone che dovrebbero incoraggiare i giovani studenti alla bellezza della pratica infermieristica, o chi invece è stato messo a svolgere mansioni non proprio competenti alla figura infermieristica.
Tutti noi studenti almeno una volta durante il percorso abbiamo incontrato chi ,diciamo, “non era proprio simpatico” e trovava nello studente una sorta di “una seccatura in più” rendendolo il più delle volte evidente.

 

Per quanto riguarda la mia esperienza non posso dire lo stesso, nei trascorsi tirocini ho sempre trovato infermieri competenti e con particolare interesse alla formazione delle “nuove leve”, considerando o lo studente non come “una cosa in più” ma come “il futuro collega” da formare, trasmettendogli il prezioso sapere dell'esperienza, con il quale consolidare competenze, permettendo così di vivere il tirocinio a 360 gradi, senza ansie, paure e demotivazioni sterili.

Leggendo opinioni in rete, diversi studenti sostengono di aver vissuto il tirocinio molto male, dovendo coinvolgere l'università per le situazioni in cui si sono trovati. C'è chi sostiene di essersi sentito “una palla al piede”, chi afferma di essersi sentito “messo da parte”sentendosi demotivato nell'affrontare il tirocinio.

Come in ogni realtà lavorativa, anche l'ambiente di lavoro di reparto porta i suoi risvolti sia negativi che positivi, ma è compito del tutor stesso tutelare quegli studenti inesperti e magari un po' impacciati, ma che comunque stanno apprendendo una professione mostrando interesse e voglia di progredire.

Non voglio assolutamente screditare il professionista, poichè sono profondamente convinta che il malessere della situazione in cui versa la categoria infermieristica sia alla base di un malcontento che porta a determinati comportamenti, ma voglio sottolineare il concetto che noi studenti siamo li per imparare e che talvolta si fanno tanti sacrifici per poter frequentare il tirocinio e il più delle volte siamo proprio noi ad essere i più entusiasti ad affrontarlo; se lo studente non viene coinvolto automaticamente non si sentirà parte dell'equipe di sicuro non vivrà interamente e serenamente questo momento di crescita professionale.

Noi studenti siamo lì per imparare e talvolta si fanno tanti sacrifici per poter frequentare il tirocinio e, il più delle volte, siamo proprio noi ad essere i più entusiasti ad affrontarlo; se lo studente non viene coinvolto automaticamente non si sentirà parte dell'equipe e di sicuro non vivrà interamente e serenamente questo momento di crescita professionale.

Se da una parte vi sono queste problematiche, dall'altra parte può accadere che sia lo studente stesso a non comportarsi bene, attirando cosi l'ira, giustificata, di chi sacrifica tempo e fiato per formare lo studente.
E allora come comportarsi con quegli studenti che non hanno comportamenti idonei al tirocinio?

La soluzione più efficace come per tutti i conflitti è quella di instaurare una comunicazione con questo studente, facendogli notare le proprie inadempienze, riflettendo insieme su quali comportamenti e motivazioni lo stanno spingendo a comportarsi in quella maniera per cercare di risolvere situazioni non del tutto piacevoli, prima di coinvolgere la sezione formativa del corso di laurea.

Ogni situazione va valutata a sè, ovvero deve essere affrontata diversamente a seconda del caso e delle circostanze.
Come il tutor può affrontare queste problematiche con lo studente, quando anche lo studente stesso in caso di “poca empatia" deve essere libero di poter esprimere serenamente, educatamente, e rispettosamente quelle circostanze che gli stanno impedendo di svolgere tranquillamente il tirocinio e si può trovare con tutor e colleghi un punto di incontro per rendere il percorso formativo un momento di arricchimento, di crescita e di riflessione per entrambi, studente e professionista.

Al di là di queste sfaccettature che si possono presentare in tirocinio, il consiglio che sento di dare a tutti quei colleghi studenti, e futuri professionisti, è di non abbattervi mai, di credere in voi stessi e nelle vostre capacità, non peccando, però, di presunzione, di avere fiducia nel tutor mostrandosi partecipi nelle attività , pensando che questa è la parte più bella del percorso formativo, quella che vi farà capire se davvero volte essere degli infermieri, quella che darà le soddisfazioni e gratificazioni più grandi da parte sia dei colleghi sia dei pazienti: non scorderò mai quell'anziano signore che lasciò un bigliettino per ringraziarmi della gentilezza e della professionalità con la quale lo avevo assistito, nonostante fossi una studente e non ancora infermiera a tutti gli effetti, come non scorderò mai quegli infermieri che mi hanno chiamata “collega” rafforzando così la mia identità.

I pazienti vi vedono, vi sentono e molte volte sono proprio loro a “prestarsi” a voi, per poter imparare, ringraziandovi quando avrete quel gesto di premura in più nei loro confronti.
Se capitano momenti difficili e di sconforto non abbiate timore, parlatene, siamo adulti e dobbiamo essere in grado di affrontare anche questi momenti di difficoltà tramite un canale comunicativo efficace che possa permettere di risolvere la situazione spiacevole.

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