Scegliere di diventare infermiere è oggi una scelta coraggiosa che non si conclude con la laurea, anzi è solo l'inizio.

 Le scelte dei tagli di spesa hanno portato ad una situazione ramificata e complessa molto diversa da regione a regione.

Il taglio dei posti letti iniziato nel 2010, si parlava di 30.000 pl avrebbe determinato la ricollocazione di 15.000 infermieri, l'allungamento dell'età pensionabile avrebbe rimandato la necessità di concorsi e a questo si aggiunge il blocco dei concorsi.

Il blocco dei concorsi è stato bypassato con l'assunzione da coop o agenzie interinali come per le mense e i servizi comunali.

Oggi diventare infermiere è una scelta coraggiosa sia che ci si appresti ad iniziare il percorso di laurea o che lo si abbia appena finito.

Chi inizia il percorso di laurea dovrebbe sapere che il blocco e la regolamentazione dei concorsi arriva fino al 2018, di conseguenza se nel 2018 ci saranno concorsi saranno da 10.000 infermieri per un posto.

Quindi fare l'università in 3 anni secchi è indispensabile perchè ad ogni anno che passa si accumuleranno altri 10.000 candidati ai concorsi, fare l'università con il massimo dei voti e mantenersi allenati allo studio per i concorsi che potrebbero arrivare anni dopo è obbligatorio.

 

Fare l'infermiere iscriversi all'università è una scelta coraggiosa perchè se fino al 2009 il 90% degli infermieri lavorava entro un anno si intendeva che lavoravano a tempo indeterminato.

Lavorare a tempo indeterminato voleva dire, comprarsi una macchina, andare in discoteca, trovarsi una ragazza/o e metter su famiglia e pensare al futuro.

Oggi non dicono che per lavorare a un anno dalla laurea intendono per due o tre datori di lavoro, precari per qualche mese e che il 40% o riesce a lavorare in nero o non lavora affatto.

 

La laurea formalizza un infermiere ma solo il lavoro e la formazione ci consente di fare l'infermiere bene, ma se non si trova il lavoro se non ci si adatta e si resta fermi si è infermieri solo sulla carta e questo è un dramma.

Oggi più che mai dovrebbe esserci una convergenza di interessi verso i giovani che sono il futuro ma a chi può interessare un giovane neolaureato disoccupato?

Forse ai sindacati, alle associazioni o ai collegi e sono tutti impegnati e non me ne sono accorto.

Il rischio di perdere generazioni di infermieri esiste o è solo fantasia?

Spero che valga il detto "quello che non ci distrugge ci rende più forti" allora le prossime generazioni di infermieri riusciranno a trovare la strada per un infermieristica moderna.

 

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